I migliori e i peggiori del 2010 [Speciale]

Il 2010 videoludico in classifica…
Ogni sito Internet, rivista, et similia ha già stilato la sua bella classifica di fine anno. Non siamo riusciti a sottrarci dal farlo pure noi, perché amiamo dire la nostra su quello che è stato uno degli anni più significativi dal punto di vista videoludico. O meglio, quello che avrebbe potuto essere uno degli anni migliori sul fronte videogiochi, se non fosse che ad un buon numero di titoli ottimi ed eccellenti è corrisposta una contropartita di delusioni, parziali o totali, che hanno lasciato quel fastidioso retrogusto amaro in bocca. Eccovi dunque la nostra classifica dei cinque migliori titoli del 2010, seguita da quella delle cinque più scottanti delusioni. Sia chiaro che i cinque giochi classificati come delusioni non sono necessariamente brutti titoli, quanto piuttosto giochi che, per un motivo o per un altro, non hanno soddisfatto le nostre aspettative. Mancano all’appello diversi titoli. Tra i giochi migliori, per esempio, avremmo potuto citare God of War III, Super Mario Galaxy 2, Halo: Reach, FIFA 11 e NBA 2K11, così come tra le delusioni avremmo potuto annoverare anche Dead Rising 2 e Metroid: Other M, ma abbiamo preferito limitarci a cinque titoli per classifica, i cinque titoli che per noi sono stati i migliori di quest’anno, indipendentemente dal voto che essi hanno preso sulle nostre pagine nei mesi passati, e i cinque giochi che per noi hanno significato una delusione, per un motivo o per un altro. Buona lettura!
I 5 GIOCHI DELL’ANNO

Forse perché frustrati dall’eccessiva attesa, durata più di cinque anni, forse per spirito di contraddizione, la critica generalista ha dato un po’ addosso a Gran Turismo 5, un titolo in verità eccellente sotto tutti i punti di vista che riesce ad eclissare il rivale per Xbox 360, Forza Motorsport 3 (anche se il vero paragone dovrà essere fatto con Forza 4). Una miriade di vetture presenti, moltissimi tracciati di vario tipo, tantissime modalità da affrontare, sia offline che online, una buona sezione dedicata al potenziamento delle macchine… Insomma Gran Turismo 5 è quanto di meglio potessimo aspettarci da Polyphony Digital. E l’attesa è stata ben ripagata.

Ezio Auditore e l’Italia del Rinascimento fanno ancora discutere nel nuovo episodio della serie di Assassin’s Creed, che propone una Roma del Cinquecento in preda alla corruzione della famiglia Borgia. Il gioco di Ubisoft, pur presentandosi più che altro come una sorta di aggiornamento della seconda iterazione, e mantenendo sostanzialmente intatti elementi chiave quali il combattimento e il free roaming, riesce ancora una volta a sorprendere per la ricchezza della trama e per la buona quantità di missioni presenti. Considerando anche le nuove caratteristiche, tra cui la possibilità di reclutare e far crescere una gilda di assassini e le varie modalità online, Assassin’s Creed: Brotherhood è senz’altro un capitolo imperdibile della saga.

Chi si sarebbe aspettato che un titolo presentato come una sorta di spin-off ci avrebbe rapiti e soddisfatti a tal punto? Fallout: New Vegas è stato vittima di una specie di boicottaggio mediatico, peraltro mal riuscito, poiché prima del suo lancio non si faceva altro che leggere commenti che incriminavano il gioco di Bethesda e Obsidian per l’alto numero di bug e glitch presenti. Ma non si faceva menzione dell’ottima caratterizzazione dei personaggi, della vitalità e della freschezza che una località come New Vegas riesce a portare alla saga intera e del fascino della zona contaminata del Mojave, piena di quest e ben più ricca di dettagli e colori rispetto alla deprimente Wasteland. Il tutto condito con una trama godibilissima e con una serie di scelte morali pregne di risvolti psicologici importanti. Ottimo lavoro.

Pur sacrificando alcuni aspetti del primo capitolo, Bioware è riuscita nella titanica impresa di migliorare quello che era già un capolavoro. Narrazione unica e coinvolgente con una miriade di scelte morali, sistema di combattimento decisamente più fluido e dinamico e un cast di personaggi assolutamente eccezionale rendono Mass Effect 2 non solo uno dei migliori giochi usciti quest’anno ma una pietra miliare nella storia dei videogiochi.

Noi di PlayerInside adoriamo Rockstar. Adoriamo la cura maniacale dei dettagli, la pungente ironia e l’altissimo tasso di coinvolgimento della storia e dell’indimenticabile assortimento di personaggi. Red Dead Redemption non solo mostra tutti i segni delle migliori performance dell’ambiziosa software house ma aggiunge anche una struttura di gioco varia e ben bilanciata, un multiplayer ricco di opzioni, un’atmosfera unica che immerge il giocatore nel più crudo e romantico dei western, con i suoi lerci cowboy e i commoventi tramonti, senza contare il significativo e innovativo e finale. Indimenticabile.
LE 5 DELUSIONI DEL 2010

Diciamoci la verità: Mafia II è un buon gioco, che per alcuni potrebbe persino essere annoverato tra i migliori di quest’anno. Ciò che ci ha deluso è stato, come al solito, il constatare che le aspettative non sono state soddisfatte proprio appieno, nel senso che ci saremmo aspettati di più, non tanto come gameplay, che è godibile e ben congeniato, quanto più che altro come caratterizzazione dei personaggi e trama. Quest’ultima in particolare, e specie per gli amanti del primo episodio, racconta una storia piuttosto lineare, con poche sfaccettature e si avvale di un protagonista poco profondo a cui è difficile affezionarsi.

Da un reboot di una serie che all’inizio dello scorso decennio ha riscosso grandissimo successo ci si aspetterebbero scintille. E invece Medal of Honor non solo delude per un livello di difficoltà sostanzialmente basso e per una trama poco coinvolgente (per quanto tutto sommato ben strutturata) ma infastidisce anche pe i i bug presenti, per la scarsa longevità complessiva della campagna in singleplayer e per qualche indecisione anche della modalità multiplayer.

Chissà perché ogni qualvolta che si parla di rivoluzione, non senza una certa presunzione, alla fine di rivoluzionario c’è davvero poco (vedere Heavy Rain). L’ammirazione e la stima per Peter Molyneux rimangono intatte nonostante la delusione, più o meno cocente, per il terzo capitolo della serie Fable (una delle preferite in redazione, tra l’altro). Passi per la trama scontata e sin troppo pilotata, passi per la mediocre caratterizzazione dei personaggi, sia principali che secondari (ad eccezione, forse, del maggiordomo Jasper), passi anche per la mancanza di reali progressi tecnici rispetto al secondo episodio e per la non consistente aggiunta di nemici e aree esplorabili rispetto alle precedenti iterazioni, ma l’approssimativa realizzazione delle poche scelte morali presenti, la banalità e la limitatezza delle fasi gestionali (dopo l’ascesa al trono) e la reale mancanza di conseguenze dopo ogni decisione, fanno di Fable III un titolo che lascia senza dubbio l’amaro in bocca e che sfugge ai buoni propositi che lo stesso Molyneux si era prefissato nel 2008, dopo aver preso atto dei limiti del secondo episodio che, invero, rimane il migliore della serie.

David Cage, il creatore di Heavy Rain, deve essere un tipo che riesce a far fraintendere le parole che dice. E forse lo fa di proposito, giocando sulla credulità di critica e videogiocatori che si lasciano ammaliare da tanta appariscenza senza far caso alla reale e desolante mancanza di sostanza. Parlare di rivoluzione per Heavy Rain non si addice ad un film poco interattivo dalla trama scialba e noiosa, privo di reali colpi di scena e stracolmo di clichè degni del peggior b-movie. Si diceva “la più piccola azione nel gioco ha le sue conseguenze”, e ancora “ogni giocatore potrà vivere la propria personale esperienza di gioco, diversa da utente a utente”. Sarà allora un puro caso che sia io che Midna, abbiamo assistito allo stesso finale nonostante avessimo compiuto scelte decisamente diverse nel corso del gioco.
Se a questo aggiungiamo la pochezza delle azioni da compiere, limitate sostanzialmente ad una serie di quick time events in successione, e la scadente caratterizzazione del personaggio principale che, più che conquistare il pubblico riesce solo a suscitare una patetica compassione, ecco servita una delle più cocenti delusioni dell’anno.

La saga di Final Fantasy è definitivamente morta con questo tredicesimo capitolo. Il mondo si è annullato per lasciare spazio solo a continui combattimenti in locazioni per lo più rettilinee, spogliando il gioco di quasi tutti gli elementi che caratterizzano normalmente un RPG. La grafica sbalorditiva e alcuni elementi interessanti della narrazione contribuiscono solo a farne un titolo discreto ma non salvano Final Fantasy XIII dal rappresentare il punto più basso della prestigiosa serie e, inevitabilmente, la più grande delusione del 2010.













