In difesa di Mama

Le classifiche software per Nintendo DS sono spesso dominate da titoli quali Cooking Mama e Giulia Passione che, oltre ad aver concesso un piacere videoludico anche alle bambine, hanno contribuito a gonfiare le vendite della stessa console. Questi titoli, comunque, non ricevono voti più alti del 6 dalla critica, e sono considerati dai cosiddetti hardcore, giochi indegni di attenzione. Io gioco da più di vent’anni e posso considerarmi una hardcore gamer a tutti gli effetti, se vogliamo proprio categorizzare a tutti i costi, eppure la penso in modo molto diverso. Da bambina non so cosa avrei dato per poter giocare ad un Cooking Mama o ad un Giulia Passione qualunque e li avrei scambiati più che volentieri con Contra con cui ero costretta a giocare perché non c’erano alternative, in un’epoca in cui bambine e ragazze erano del tutto escluse dal mondo videoludico.

Si tratta, per altro, di giochi ben studiati e ben realizzati: Cooking Mama (e anche Gardening Mama, ancora non in commercio) offre una serie di intelligenti e divertenti minigiochi in cui si ha la possibilità di imparare delle ricette e sbloccare numerosi nuovi  contenuti. Tutto avviene  in modo brillante e senza ripetitività, nonostante la grande quantità di ricette e cose da fare sia a prova dell’instancabilità delle più giovani. Non so chi abbia inventato questa inutile categorizzazione ma molti “hardcore” sono i primi che acquistano questi titoli semplicemente perché sono dei perfetti passatempi per coinvolgere in modo adeguato figlie e sorelline nell’utilizzo di una console da gioco, ma poi ne negano l’importanza lamentando la loro presenza prominente nelle classifiche di vendita.

La serie Giulia Passione non sarà dotata dell’immediato divertimento delle ricette di Mama ma racchiude elementi base dei gestionali e dei giochi di ruolo preparando eventualmente le giovani giocatrici ad un futuro in cui possano apprezzare il videogioco in generale. Si tratta di una serie che collezionerei volentieri per una mia figlia ipotetica e che affiancherei senza indugio a Phantom Hourglass e Animal Crossing. A dispetto della loro natura massiva, questi giochi sono un bene prezioso per il mondo dei videogiochi perché concedono finalmente quella possibilità di giocare al femminile che mancava nella mia infanzia e nel prossimo futuro, proprio grazie a tali titoli, assisteremo nel modo più naturale del mondo ad una diminuzione dell’allergia delle ragazze nei confronti del mondo dell’hardware.