RetroInside – Solar Jetman: Hunt for the Golden Warpship mag26

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RetroInside – Solar Jetman: Hunt for the Golden Warpship

  • Piattaforma: NES
  • Sviluppatore: Zippo Games – Rare
  • Anno: 1990

Ho scoperto di essere un’amante della fantascienza quando ero molto piccola, grazie a Solar Jetman. I miei cugini l’avevano acquistato credendo fosse semplicemente uno shooter spaziale, genere molto diffuso in quegli anni, e invece si ritrovarono ad odiare quelle rigide meccaniche in cui la propria astronave era costretta a lottare contro la gravità dei pianeti. Fu questo che invece attirò me, incuriosita da questo modo così diverso di affrontare un videogioco, dalla grande varietà di pianeti che la galassia del gioco aveva da offrire, dalla considerevole quantità di extra e missioni secondarie in cui ci si poteva perdere. Solar Jetman: Hunt for the Golden Warpship fu sviluppato da Zippo Games per conto di Rare e può cosiderarsi uno dei precursori dei titoli in cui la fisica influenza le meccaniche di gioco. Su ogni pianeta era necessario fare i conti con la forza di gravità, sempre diversa da luogo a luogo, che ostacolava in ogni modo il recupero di manufatti negli anfratti più remoti, fino alla nave madre. Ma la gravità non è di certo l’unico problema: ogni pianeta è (inspiegabilmente) colmo di nemici robotici intenzionati a far fuori il nostro astronauta ad ogni costo. Qui entra in gioco la multidirezionalità dell’artiglieria della piccola astronave che era in grado di sparare in otto direzioni con relative animazioni che simulavano le tre dimensioni.

 

Guidare un’astronave in balia della gravità, dovendo fare i conti con avversari che sbucano fuori da tutti lati, potrebbe sembrare tutt’altro che divertente, eppure il gameplay di Solar Jetman aveva in realtà ben poche sbavature e tendeva a premiare ogni sforzo del giocatore con una grande quantità di extra e potenziamenti che era possibile acquistare alla fine di ogni missione. Ma ciò che rendeva Solar Jetman magico era l’atmosfera. Ogni pianeta dava realmente l’idea di alieno e la sensazione di essere nello spazio profondo, ben lontani dalla Terra, sensazione acuita nelle fasi in cui ci si doveva immergere negli abissi di un pianeta acquatico, nelle buie e fredde caverne sotterranee ricche di vegetazione aliena. Nonostante la grafica del NES non fosse l’ideale per la resa estetica dei dettagli, il gioco riusciva a rendere bene l’idea di luogo freddo, remoto e diverso. E poi le musiche: la colonna sonora di Solar Jetman è una delle migliori del suo genere, un miscuglio tra effetti sonori tipici dell’esplorazione spaziale (qualcosa di simile al respiro all’interno del casco d’astronauta, il bip dei dispositivi nelle stazioni o ancora il suono dei propulsori delle navi spaziali) con motivi cupi e splendidamente adatti ad aumentare il disagio dell’essere nello spazio profondo. Ogni pianeta offre inoltre un sottofondo musicale differente, oltre che una conformazione fisica ed una gravità diverse, a conferma della grande attenzione che Zippo Games ha rivolto allo sviluppo di questo particolare videogioco.

 

Purtroppo, come tipico dei giochi di vecchio stampo, nelle fasi più avanzate la difficoltà aumenta in modo inesorabile, permettendo solo ai più testardi di proseguire il viaggio tra i buchi neri fino alla costruzione dell’astronave dorata. Sarebbe davvero fantastico se Rare si impegnasse in un remake sulle console di nuova generazione. Potrebbe saltar fuori qualcosa simile a Mass Effect ma incentrato esclusivamente sulla dettagliata esplorazione di pianeta remoti, con una fisica che al giorno d’oggi potrebbe ralmente simulare gli sbalzi gravitazionali. Ma consirando che Rare non è più quella di una volta, forse è meglio che Solar Jetman rimanga sul mio scaffale e nei miei ricordi, come uno dei migliori videogiochi di fantascienza che abbia mai giocato.

Livello di nostalgia:

 

ALTO

 

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