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Max Payne 3 [Review]

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Max Payne 3 - copertina Piattaforma: 
Versione Analizzata: 
Genere: 
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Produttore: 
Distributore:
Lingua: 
Giocatori: 
Data d’uscita in Italia:
Sito Ufficiale
PC, PS3, Xbox 360
Playstation 3
Sparatutto
Rockstar Studios
Rockstar Games
Take-Two Interactive
Italiano (solo sottotitoli)
1-multi
18 Maggio 2012
 
PEGI 18

 

Da Rockstar Games mi aspetto sempre titoloni in pompa magna, confezionati a puntino e in grado di destare qualcosa in me dal punto di vista – soprattutto – delle emozioni. Mi piace assaporare le sfaccettature caratteriali dei protagonisti, il pathos di cui sono cariche certe situazioni del plot e i risvolti psicologici, nient’affatto approssimativi, che vengono enfatizzati e messi in primo piano. Quasi come se a giocare non fosse solo il videogiocatore ma anche il protagonista della storia narrata – ogni volta con una regia sbalorditiva -  come se questi fosse dotato di sentimenti tutti suoi, che non dipendono neanche poi tanto da come noi decidiamo che vadano a finire le cose.

Sì, perché i giochi di Rockstar, software house che gode da sempre della mia più sincera ammirazione, riescono sempre a far leva sulle passioni, sulle debolezze, sugli stati d’animo, sulle difficoltà, e su una costellazione di aspetti che definiscono le varie e inevitabili sfumature dei personaggi principali dei giochi usciti finora.

Questa premessa era d’uopo, proprio per far notare a chi di dovere che Max Payne 3, terzo capitolo della gloriosa serie di Remedy Entertainment (Alan Wake), per quanto tecnicamente ineccepibile, per quanto registicamente appagante e per quanto dotato sia di una trama avvincente, manca di alcuni di quegli elementi che avevano caratterizzato, invece, i primi due capitoli.

Beninteso, non stiamo parlando certo del gioco in sé, praticamente perfetto in ogni suo aspetto per quello che offre. Si tratta pur sempre di uno sparatutto in terza persona con la preponderanza di una narrazione solo a tratti pretestuosa, che gode di una regia degna delle migliori produzioni hollywoodiane. Mi par essere persino superfluo soffermarmi sulle caratteristiche del gameplay, ad altissimi livelli, e sicuramente all’altezza delle aspettative dall’inizio fino alla conclusione.

Max Payne 3 - Recensione

Il buon Max in posa plastica

Cosa viene a mancare allora? Anzitutto, rispetto alle produzioni remediane, Max appare ormai come avvilito, abbandonato a se stesso, in preda ad un meccanismo di autodistruzione che non si conclude mai soltanto per la volontà, che sembra quasi illogica e contro natura, del protagonista, di trovare nella protezione degli altri (prima Fabiana, poi Marcelo, infine Giovanna e parallelamente il “collega” Passos) una forma di espiazione delle sue colpe – la maggiore quella di aver perduto per sempre la propria moglie e la propria figlia a causa di un’organizzazione criminale di spacciatori di Valchiria, una droga sintetica molto potente.

Assistiamo, dall’inizio alla fine, alle azioni di un Max Payne fin troppo strapazzato che – ormai in preda a dosi sempre più massicce di alcool e antidolorifici – sembra quasi proseguire nella sua lotta contro la vita semplicemente per forza di inerzia. Non si avverte, stavolta, la sofferenza vendicativa che aveva animato il rabbioso Max del primo episodio, né la flebile speranza di recupero della propria vita che aveva invece caratterizzato il secondo capitolo. Proprio quest’ultimo lasciava spazio a diverse interpretazioni: venivano infatti affrontati i temi importanti e delicati dello svanimento del Sogno Americano – una metafora per intendere la fine della vita per come Max l’aveva sempre sognata e che forse dava per scontata – e la passione nei confronti di una sensuale Mona come il contrasto tra la volontà del protagonista di rimanere fedele alla famiglia scomparsa, e il desiderio di ricominciare con un altro amore – o qualcosa di simile.

In questo terzo episodio, da appassionato della saga, mi sono sentito un po’ come depauperato di quegli elementi tra il pessimismo cosmico e lo speranzoso, poiché esso è come fosse una sorta di nuovo inizio: Max è sì ancora affranto (eccome!) dalla triste perdita dei suoi cari, ma è anche preda di se stesso, e le motivazioni che lo spingono a cercare una nuova occupazione come guardia del corpo della famiglia Branco, in Brasile, non sembrano troppo chiare. Inizialmente Max infatti si reca in Brasile forse per denaro (deve pur sempre avere qualcosa con cui pagarsi alcool e droghe…) forse per cercare di dare un senso alla sua vita. Ma nella ridente nazione sudamericana la sofferenza di Max quasi sembra acuirsi e non risolversi.

D’altronde, l’ex poliziotto, sembra non essere realmente interessato a proteggere i Branco – che a tratti sembra anzi disprezzare –  se non dopo il rapimento della moglie del boss, la bella e svampita Fabiana.

Un Payne davvero difficile da inquadrare che palesa forse qualche piccola lacuna dei writer di Rockstar. E il nostro eroe (o quel che ne rimane) sembra piuttosto passare per un Bruce Willis (specie quando decide di rasarsi i capelli) truce e duro, preda del suo frastornato passato, temprato da eventi più grandi di lui ma sospinto dalla voglia di salvare qualche vita, che non sia la sua, scadendo nel cliché.

Max Payne 3 - Recensione

Un colpo secco e un cattivo in meno

Non che Max Payne 3 sia raccontato male o che soffra per la mancanza di una storia poco profonda. Di fatto, la trama poco profonda lo è, però il gameplay e la regia, come già detto, colmano difetti del genere. E oggigiorno spesso i giocatori sono alla ricerca più di un titolo con una buona regia e con una buona giocabilità, o almeno una delle due (Heavy Rain: ottima regia, pessima trama, gameplay inconsistente), trascurandone le virtù.

E dopo simili premesse, mi sembra anche inutile insistere sulle caratteristiche tecniche dell’opera di Rockstar, praticamente perfette (eccezion fatta di qualche calo di framerate nelle fasi più concitate, almeno su PS3, la versione da noi analizzata).

E come sempre la caratterizzazione dei personaggi secondari è ottima. Ma resto del parere che se Rockstar avesse desiderato insistere sul protagonista – e così sembra essere – tanto che lo stesso narra gli accadimenti come voce fuori campo, se il team avesse voluto recuperare la tanto cara tecnica dei flashback per far rivivere ai giocatori il passato immediatamente successivo al secondo episodio per garantire maggiore profondità al plot, onestamente ritengo che l’obiettivo sia stato raggiunto solo parzialmente. Rockstar, di fatto, ha voluto creare un terzo capitolo spettacolare, divertente e supergiocabile, ma che non riesce veramente a cogliere l’evoluzione psicologica del protagonista, dai primi episodi ad oggi.

Una nota di merito spetta al comparto sonoro. Il tema principale di Max Payne – il medesimo dei precedenti episodi – è stato riadattato alle varie situazioni di gioco con decise e sferzanti variazioni sul tema.

Max Payne 3 mette anche a disposizione una modalità multiplayer niente male, organizzata con i vari livelli di esperienza, e in categorie di gioco (Deathmatch, Deathmatch a squadre e via dicendo). Il multiplayer non è il classico contentino da includere in ogni titolo perché “tanto si sa che i giocatori non sono soddisfatti senza multi” (lo pretendevano persino in Skyrim e lo hanno ottenuto in Mass Effect 3), ma è ben strutturato, non soffre di lag ed è divertente. Persino per un amante del single player come me.

Max Payne 3 - Recensione

Gli anni passano ma Max ci sa ancora fare con le pistole

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COMMENTO

Se Max Payne 3 sbalordisce sul fronte tecnico, con un gameplay ad altissimi livelli, grafica e sonoro da urlo e una modalità multiplayer ottima, è quasi un peccato che le potenzialità per una trama veramente profonda e appassionante siano state un po’ accantonate da un team – Rockstar Games – che invece di solito ha solo da insegnare in questo campo. Applausi e sipario lo stesso, ci mancherebbe, ma magari senza un grande scroscio…

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Voto 8.9

 

 
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