Tales of the Abyss [Recensione]
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Piattaforma: Genere: Sviluppatore: Produttore: Distributore: Lingua: Giocatori: Data d’uscita in Italia: Sito Ufficiale |
Nintendo 3DS jRPG Namco Tales Studios Namco Bandai Namco Bandai Italiano 1 25 novembre 2011 |
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La serie Tales of è ormai riconosciuta come brand consolidato e amato da moltissimi fan in tutto il mondo, tenendo conto anche del fatto che almeno un titolo della serie è presente su quasi ogni console, dall’inizio del nuovo millennio.
A battezzare con un nuovo capitolo l’ultima console portatile di Nintendo, arriva un porting da PlayStation 2, Tales of the Abyss che, come diversi altri titoli convertiti su 3DS, giova della grafica 3D stereoscopica senza bisogno di occhiali, di un look rinnovato in termini di animazioni e qualche interessante novità.
Luke fon Fabre, un giovane aristocratico di diciassette anni è il protagonista del gioco. Egli ha perso la memoria quando è stato rapito, all’età di soli dieci anni. Dopo aver recuperato gran parte dei suoi perduti ricordi, Luke rimane confinato nella ricca proprietà di famiglia, ma solo con i servi. Qui il giovane si allena nelle arti marziali fino al raggiungimento dell’età adulta.
A fare da sfondo agli accadimenti è il mondo di Aldrant. Come in altri più blasonati GdR fantasy orientali, scienza e magia si fondono nell’universo di Tales of the Abyss, poiché alcuni scienziati hanno scoperto l’esistenza di particelle del suono chiamate fonon, che hanno permesso ad alcuni religiosi di prevedere il futuro con una certa esattezza.
I primi momenti di gioco trascorrono invero piuttosto lentamente, come da tradizione della serie Tales of. Scordatevi dunque l’immediatezza e il vivo dell’azione sin da subito. Come nella più classica tradizione dei GdR nipponici – specie in questo caso, considerando che si tratta di un remake – il gioco utilizza le prime fasi di gameplay come vero e proprio tutorial, per permettere ai giocatori di familiarizzare con i comandi e con il concept generale.
Come da copione, dopo le prime lente sessioni introduttive – ma comunque mai noiose – interviene un punto di svolta a cambiare le sorti dei protagonisti. Luke, che nel frattempo ha fatto la conoscenza di Tear, protagonista di un’irruzione in casa del ricco giovane, con l’intenzione di assassinare il maestro di spada di quest’ultimo, viene catapultato in una remota zona del suo regno, attraverso una non meglio nota sorta di interferenza magica.
Luke e Tear si ritroveranno dunque uniti dallo stesso destino, nel tentativo di fare ritorno a casa ed evitare un’incombente e devastante guerra globale. Che Tales of the Abyss sia un gioco old style lo si capisce dall’eccessiva linearità di alcune fasi e dalla macchinosità con cui il tutto procede. E in mezzo a tutto questo non si può non tenere conto anche di una terminologia usata dai personaggi principali un tantino troppo specifica. Ma proprio i personaggi sono memorabili e ognuno possiede delle caratteristiche e peculiarità che lo rendono singolare.
Peraltro, lo stesso Luke non è il tipico protagonista valoroso, non almeno nei primi frangenti di gioco, poiché risulta spesso antipatico e quasi odioso, nel suo essere introverso e a tratti snob.
Il concept è comunque quello classico dei GdR prettamente nipponici, con città da visitare e dungeon da esplorare, oltre a varie quest da portare a termine. I combattimenti non sono statici né a turni, poiché il giocatore può selezionare i membri del party e farli muovere in tutto il campo di battaglia, decidendo se farli attaccare, difendere o se usare particolari abilità. Questa impostazione del battle system lascia poco spazio alla tattica ed anche i giocatori più votati all’azione trovano pane per i loro denti, improntando il combattimento su un approccio più immediato e dunque frenetico.
Per altri versi, si può controllare soltanto uno alla volta dei quattro membri del party, dunque l’azione frenetica a volte deve necessariamente lasciare il posto a un maggior criterio nell’interazione, e una maggiore riflessione su cosa fare di volta in volta. Si può infatti decidere di impartire un ordine ai tre membri del party non controllati direttamente dal giocatore e attaccare invece con il personaggio controllato.
Ogni personaggio può inoltre essere customizzato mediante i core (nuclei) che permettono di acquisire bonus specifici ad ogni level up (un po’ come avviene con i perk di Skyrim o di Fallout 3, giusto per accostare il GdR nipponico di Namco a recenti titoli occidentali di successo), e le abilità di ciascuno possono essere potenziate mediante gemme.
Tecnicamente parlando, mentre la versione per PlayStation 2 presentava delle location poco convincenti da un punto di vista grafico, nonostante per quanto riguardasse i personaggi la grafica in cel-shading risultasse invece esaltante, la controparte per 3DS aggiunge qualche dettaglio prezioso alle scene, riempiendo il tutto di colori e di un effetto 3D che, per quanto non risulti essere indimenticabile – a fronte di produzioni migliori, vedi The Legend of Zelda: Ocarina of Time 3D – è comunque godibile e rappresenta un valore aggiunto al prodotto.
Commento
Il panorama dei giochi di ruolo nipponici per 3DS è finalmente arricchito da un remake di qualità come Tales of the Abyss dimostra di essere. Seppur palesando qualche segno di vecchiaia in quanto a concept e trama, il gioco di Namco è apprezzabile sotto diversi punti di vista, come per esempio i personaggi particolarmente ispirati, le location arricchite dalla nuova grafica per la console di Nintendo ed un effetto 3D che non guasta mai.











Gianluca Verri scrive di videogiochi, la sua passione più grande, dal 2005. Accanito collezionista e retrogamer d’esperienza, la critica videoludica è uno dei suoi hobby preferiti, nonché un vero e proprio lavoro. Stravede per The Elder Scrolls, Fallout, Yakuza, Mass Effect e FIFA ed ha una predilezione per i giochi di ruolo. Si definisce un fanboy del multipiattaforma, anche se preferisce giocare su PlayStation 3. Tra le sue precedenti collaborazioni, Spaziogames, Eurogamer, GamePRO, GamesNation e Onegames








