L.A. Noire: Edizione Completa [Recensione]

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Data d’uscita in Italia:
Sito Ufficiale
PC, PS3, Xbox 360
PC
Action, Adventure
Team Bondi
RockStar Games
Cidiverte
Italiano
1
11 novembre 2011
 

 

Giocare ad L.A. Noire ci ha portato a riflettere su quanto la tecnologia odierna sia riuscita a far evolvere ciò che fino a qualche tempo fa era solo un semplice “passatempo”.

Ci posizionavamo davanti al nostro monitor o alla nostra tv col pad in mano, per completare il livello del gioco in cui ci ritrovavamo, cercando di arrivare illesi al punto B partendo da A, evitando quindi di finire in game over.

Tempo fa le trame rappresentavano una sorta di pretesto per giustificare le situazioni in cui ci si ritrovava. Perché ci ritroviamo in una città piena di zombie? Perché il nostro personaggio si ritrova davanti ad un mostro alto diversi piani ad ogni fine livello? Perché completare livelli su livelli uccidendo tutto ciò che ci impedisce di proseguire?

Con l’evoluzione tecnologica, i videogiochi escono dal loro alveo della tradizione preferendo in alcuni casi di privilegiare la narrazione, con uno stampo prettamente movie-based. Il problema vero e proprio consiste nel rendere l’esperienza videoludica più cinematografica possibile. Di tentativi ne ricordiamo tanti. Alcuni hanno avuto successo, altri meno.

L.A. Noire non lesina in quanto a scene cruente

Prendiamo, ad esempio, Fahrenheit. Un gioco in cui l’elemento cardine era rappresentato dalla trama e dai suoi dialoghi. È anche vero però che il videogioco deve restare tale, deve essere giocato e non solo osservato con scarsa interazione. In questi casi, infatti, si rischia di sfornare un prodotto con una trama di degno rispetto ma con un gameplay che poco demanda al videogiocatore. Un po’ come nel caso di Fahrenheit appunto, il cui gameplay si riduceva ad essere un cumulo di quicktime events da “consumare” in poche ore.

L.A. Noire riesce laddove altri hanno fallito, ovvero nel creare un gioco con una trama ben amalgamata con il gameplay, senza spezzare troppo il ritmo con sequenze filmate e senza richiedere l’utilizzo di quicktime events ad ogni piè sospinto. Ci ritroveremo nei panni del neo poliziotto Cole Phelps che inizierà la propria scalata nel corpo di polizia in una suggestiva Los Angeles di fine anni ’40, animata dagli splendidi engine grafico (Rage) e fisico (Euphoria) di casa Rockstar, ottimi per ricostruire ambientazioni urbane di una certa vastità, che abbiamo gia avuto il piacere di assaporare in Grand Theft Auto IV.

Trattandosi inoltre di un titolo che potremmo definire “poliziesco” o “investigativo”, è stata creata una nuova tecnologia chiamata MotionScan che ha permesso al Team Bondi, responsabile dello sviluppo del gioco, di potersi fregiare del miglior sistema di mimica facciale mai visto prima d’ora. Le espressioni, i volti dei personaggi, non si limitano a risultare semplicemente credibili ma persino reali, tanto da lasciare il giocatore quasi spiazzato, nel senso buono. I personaggi sembreranno reali, vivi, e si avrà spesso la sensazione di essere dinanzi all’ultimo thriller di Fincher o di Mann, solo con attori creati attraverso il computer.

Ed ecco Cole Phelps. Di certo non il classico belloccio che ci aspetteremmo...

La nuova tecnologia non è stata però sviluppata solo per impressionare il popolino, ma sarà anche indispensabile per il prosieguo e la risoluzione dei vari casi. Sarà infatti necessario interrogare testimoni e sospettati, cercando quindi di interpretare le loro espressioni e ad agire di conseguenza, assecondando, forzando o accusando gli interlocutori di turno, a seconda delle loro affermazioni, cercando di coglierli in fallo.

Continuate ad agire in modo errato e vi ritroverete di fronte ad un caso irrisolto ed il vostro capo che vi griderà contro. Al contrario, agendo in modo corretto vi aprirete la strada verso la soluzione del caso, accedendo ad un numero maggiore di prove e confessioni.

Sfortunatamente, il sistema non è esente da difetti. Non potremo leggere in anteprima la precisa frase che il nostro Cole andrà a pronunciare, come potrebbe accadere in un titolo Bioware, quindi ci toccherà scegliere sperando che il poliziotto dica ciò che ci aspettiamo. Inoltre, L.A. Noire non è Phoenix Wright, in cui l’errore era concesso (anche se per un numero limitato di volte). Nel gioco di RockStar, infatti, avremo sempre e solo una possibilità per ogni affermazione. Sbagliandola, potremmo dire addio per sempre alla prova, alla confessione o all’aiuto da parte dell’interlocutore. Tuttavia, è sempre possibile ricominciare da capo il caso.

Complessivamente, il gioco non rischierà certo di annoiarvi grazie alla varietà di situazioni in cui potreste ritrovarvi. Sparatorie, inseguimenti in auto, interrogatori, ricerca di prove ed analisi di quest’ultime e molto altro per un totale di ventuno casi completabili in circa venti ore di gioco. Niente male, considerando la durata media dei giochi odierni.

Il MotionScan dà vita ad espressioni molto realistiche

Ma veniamo adesso alla conversione PC. Il porting è stato ben realizzato ed il gioco risulta decisamente più leggero rispetto a Grand Theft Auto IV, sebbene presenti del fastidiosissimo stuttering su alcune configurazioni con schede AMD ed i loro ultimi driver (al momento in cui scrivo, gli ultimi disponibili sono gli 11.11a) ed il numero di frame per secondo limitato a trenta. Inoltre, la versione PC presenta anche la funzione 3D, attivabile dai possessori di schede video nVidia 3D Vision e monitor in grado di supportare questa tecnologia. Oltre a questo, l’edizione completa comprende anche tutti i vari, interessantissimi, DLC, ovvero la sfida “Ricerca dei Distintivi”, il caso della Narcotici “La città nuda”, il caso del Traffico “Un piccolo lapsus” , il caso degli Incendi Dolosi “Nicholson Electroplating”, il caso della Narcotici “Un mare d’erba”.

È anche posssibile utilizzare il controller della Xbox 360 che ci sentiamo di consigliare per via del sistema di guida. Le auto sterzeranno molto più di quanto non accadesse in Grand Theft Auto IV e dovremo evitare di tamponare le automobili che ci circondano o di causare incidenti mortali o danneggiare la città, pena multe salatissime e un voto finale alla missione decisamente più basso. Col pad avremo la possibilita di gestire meglio le curve e dosare accelleratore e freno grazie agli stick analogici ed i potenziometri sui grilletti, cosa impossibile da fare con la tastiera. In fin dei conti, l’obiettivo del gioco è investigare e, di conseguenza, ci ritroveremo raramente nel mezzo di una sparatoria e più spesso al volante.

Esaminare ogni cadavere in cerca di prove è un buon punto di partenza per le indagini


Commento

In conclusione, L.A. Noire è sicuramente uno dei miglior titoli usciti negli ultimi dodici mesi e sicuramente uno dei più innovativi degli ultimi anni, in grado di appassionare tutti con la propria trama e il modo in cui il protagonista ne prende parte. Non averlo, e questo è proprio il caso di dirlo, costituirebbe un delitto.

L.A. Noire - Voto 9.0