Batman: Arkham City [Recensione]

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Il ritorno del Cavaliere Oscuro…

 

 

Rocksteady Studios ha lavorato davvero bene su Batman: Arkham Asylum due anni fa, proponendo al pubblico un titolo degno di uno degli eroi dei fumetti (e del cinema, e della televisione) più amati e seguiti al mondo. Il rischio di prendere un brand legato ad un grande personaggio e tirarne fuori un videogioco mediocre, lo sappiamo, è davvero alto. In effetti, a voler ben vedere, prima di Arkham Asylum, Batman aveva avuto dalla sua una serie di giochi al limite della decenza o, tutt’al più, della mediocrità.

 

Batman: Arkham City sopraggiunge dunque come il sequel di Arkham Asylum con nuovi nemici, nuovi sparring partner, una nuova trama e, soprattutto, un’intera città da esplorare anziché il solo manicomio della precedente iterazione, per quanto anche Arkham sia una sorta di città-prigione.

 

A primo acchito, sarei orientato a pensare che i punti forti del gioco siano da ricercarsi nella trama, davvero ben narrata e nella spettacolarità delle azioni e delle scene, elementi che arricchiscono l’intera esperienza di gioco di quello stampo cinematografico che ben si addice ad un cast di personaggi come quello di Batman, ben nutrito e soprattutto ricco di risvolti psicologici da trattato freudiano.

 

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Ecco Joker. Malato, ma sempre maledettamente geniale.

 

Ma è solo giocando a fondo che ci si rende conto che Batman: Arkham City ha dalla sua un gameplay tecnicamente perfetto, con un’alternanza ottimale tra combattimenti e fasi esplorative, tra eccellenti enigmi ambientali e frenetici inseguimenti, tra fasi stealth – imperdibili – e boss da affrontare sempre prestando attenzione al metodo del trial & error, imparando dai propri sbagli per ritornare ad affrontare un nemico con il giusto piglio.

 

Insomma, se Rocksteady avesse semplicemente proposto un titolo su Batman dalla grafica mozzafiato, dalla colonna sonora più fedelmente possibile ispirata a quella della controparte cinematografica, inserendo in esso tutto il cast, non sarebbe certamente bastato per fare un buon videogioco.

 

E se da un lato la tendenza del team di sviluppo a mettere troppa “carne al fuoco” si concretizza nella scelta di inserire tanti, forse troppi antagonisti, personaggi amici e varie altre figure, riducendo in alcuni casi il ruolo di importanti rivali a quello di semplici comparse, dall’altro lato il tutto è giustificabile nell’ottica di un titolo free roaming che, portata a termine la campagna principale, trova il giusto spazio per gli enigmi dell’Enigmista, per le telefonate minacciose di Zsasz, per vari colpi da sventare e per i tanti collezionabili da portare a casa.

 

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Batman: Arkham City mette a disposizione un’intera città-prigione da esplorare, senza risultare troppo dispersivo. C’è davvero tanto da fare…

 

La trama vede coinvolti tanti personaggi dell’universo batmaniano, e ciò può persino creare un po’ di confusione, poiché le vicende di ognuno si intrecciano le une con le altre talvolta in maniera poco convincente. Per sommi capi, Joker è ancora una volta il cattivo di turno, indiscusso leader degli antagonisti di Batman, malato a causa dell’uso eccessivo del Titan, una sostanza in grado di potenziare le cellule umane, così come malati sono molti degli abitanti di Arkham City. Tocca a Batman trovare una cura, sventare i piani di Joker e, nel frattempo, mettere a tacere tutti i vari “cattivi” che si alterneranno – non senza qualche dubbio – nel prosieguo dell’avventura.

 

Interessanti le parti di gioco che consentono di impersonare Catwoman, anche se meno encomiabile, di certo, è la scelta di far accedere il giocatore alle sopraccitate fasi mediante inserimento di un codice apposito che si trova soltanto nelle copie nuove del gioco (se lo comprate usato, dunque, badate bene che ci sia ancora il codice non utilizzato, anche se non essendo coperto da una superficie argentata in stile “gratta e vinci” ciò risulta più difficile).

 

Come detto, il gameplay è il vero punto forte di Batman: Arkham City. La pletora di machingegni adoperati dal Cavaliere Oscuro ci permetterà di proseguire con una certa agilità tra le varie locations, e laddove resteremo bloccati per via della mancanza del dispositivo adatto, potremo poi ritornare successivamente, dopo averlo opportunamente acquisito.  Più in particolare mi hanno colpito gli enigmi ambientali (ne sono un amante) che in questo episodio sono presenti persino durante una battaglia contro un boss, da sconfiggere proprio grazie alle trappole che è possibile sperimentare usando l’ambiente circostante.

 

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Ecco Catwoman. Sensuale, ambigua, silenziosa e ammiccante. Ma soprattutto, letale…

 

Ma più in generale, l’intero approccio al gioco è demandato al rapporto che il giocatore deve necessariamente instaurare con l’ambiente, poiché anche durante le fasi stealth, per esempio, bisogna ponderare bene le proprie manovre d’attacco per poi sferrare un KO silenzioso onde evitare di farsi sentire, nascondendosi di conseguenza dietro un muro o su un gargoyle o un’antenna.

 

Batman: Arkham City, peraltro, propone un sistema di combattimento che ho già avuto modo di apprezzare molto in Arkham Asylum, anche se, rispetto a quest’ultimo, mi è sembrato inizialmente più facilotto: schivare e contrattaccare i colpi avversari sembrava molto più semplice, quasi come un Assassin’s Creed con i cazzotti al posto delle spade o delle lame celate, ma niente di arduo. Col tempo, però, arricchendosi il parco dei nemici di individui con i coltelli, con le mazze, con oggetti da lanciare, con scudi di metallo, con mitra, pistole e fucili, con bastoni elettrici stordenti e quant’altro, il gioco si fa decisamente più duro, e non mancano ripetuti game over.

 

Anche i cecchini, appostati dappertutto specie nella parte finale della modalità storia, sono dotati di una IA decisamente migliorata rispetto al primo episodio e nelle fasi stealth è spesso necessario pensarci due volte prima di gettarsi a piedi uniti su un nemico – per quanto isolato esso possa essere – per atterrarlo. Tutto va riconsiderato ed ogni mossa necessita di una buona dose di attenzione e riflessione, in modo da non incappare in una nefasta e prematura conclusione della partita.

 

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Questo clown non fa ridere neanche un po’. Meglio sbarazzarsene…

 

La sensazione generale, poi, è quella di ritrovarsi in un ambiente decisamente più grande rispetto al limitato manicomio della prima iterazione, ma ciò non diminuisce poi di molto la sensazione di claustrofobia che il gioco riesce a generare, probabilmente di proposito. Questo produce una reazione contrastante nel videogiocatore, che da un lato non vede l’ora di rimettere le mani sul pad per proseguire nella storia, o per cercare di completare la mappa di Arkham City al cento per cento, dall’altro avverte un po’ una sensazione di nausea, ma di quella che di certo non impedisce di giocare e portare a compimento le proprie missioni.

 

Batman: Arkham City è poi confezionato a dovere: tantissimi sono gli extra a disposizione, così come i già citati collezionabili. E persino nei menu di gioco si può accedere a molti potenziamenti, schede dei personaggi dettagliatissime e modelli poligonali degli stessi.

 

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I cecchini con gli occhiali termici sono davvero pericolosi. Ma da quello che potete vedere, non sempre attentissimi…

 

Con Batman: Arkham City, Rocksteady Studios e Warner Bros. Interactive Entertainment sono riuscite ancora una volta ad offrire ai fan del Cavaliere Oscuro un’ottima esperienza videoludica, proponendo un titolo dalla giocabilità ai massimi livelli, dalla storia avvincente e dai notevoli risvolti psicologici.

 

 

 

Voto 90