Red Dead Redemption – Recensione

Rockstar è sinonimo di qualità, e su questo non ci sono dubbi. Se da un lato la software house americana è stata spesso criticata per il suo alto tasso di violenza, d’altro canto è stata altrettanto spesso elogiata per l’altissimo livello dei suoi prodotti.
Cercando di riprendere un franchising come Red Dead Revolver, mezzo fiasco della scorsa generazione di console, la succitata casa ha voluto aggiungere alla serie gli elementi tipici del ben più importante Grand Theft Auto, in chiave western.
Il risultato è un titolo, Red Dead Redemption, davvero convincente sotto ogni punto di vista, dalla realizzazione tecnica alla caratterizzazione dei personaggi, passando per la trama, seppure un po’ lineare e scontata, ma comunque avvincente.
Red Dead Redemption ci veste dei panni di John Marston, un ex criminale (alle sue spalle omicidi plurimi, rapine in banca e furti a carovane) costretto a servire il governo americano per poter rivedere la sua famiglia e con un conto in sospeso nei confronti della sua ex banda di “bella gente”.
John è un tipo taciturno, che non parla se non è necessario, un tipo rude ma anche spinto da ideali molto nobili e, in generale, un tipo contrario alla politica, alle imposizioni e a tutto quanto non costituisca un onesto impiego.
Red Dead Redemption ci farà viaggiare nel New Austin (in Texas), nel Messico (a Nuevo Paraiso) e a New Elizabeth, tra Stati Uniti e America centrale a cavallo tra il 1910 e il 1911.
Nel gioco avremo modo di fare la conoscenza di molti personaggi, alcuni dei quali sembreranno essere delle vere e proprie caricature, altri risponderanno in pieno ai classici canoni dei luoghi comuni, altri ancora sapranno invece sorprenderci. Conosceremo Bonnie McFarlane, una donna risoluta e sicura di sè, alle prese con il suo ranch che custodisce e manda avanti con devozione; Lo sceriffo Johnson, l’autorità del New Austin; l’imbroglione (ma simpatico) Dickens, classico imbonitore che cerca di appioppare qualche “lozione miracolosa” ai soliti malcapitati ignoranti e tanti altri personaggi che animeranno la storia principale del gioco.
Ogni ambientazione è ricreata con la massima attenzione anche per i più piccoli particolari, e gli sviluppatori hanno riposto una cura maniacale non soltanto nel ricreare quella desolante aridità tipica degli scenari del vecchio West di inizio Novecento, ma sorprende anche la particolare attenzione dedicata alle abitazioni, la maggior parte delle quali fatiscenti e diroccate, costruite in legno e con poco materiale cementizio. La palette cromatica varia sensibilmente a seconda della zona in cui ci ritroveremo a cavalcare o della fase del giorno, con un’alternanza dei vari momenti della giornata davvero ben ricreata. Si passa dalla rosea alba al cocente rossore del mezzodia, passando per il tramonto, immerso nell’arancione soffuso per poi arrivare alla desolante notte. Cambiano anche le condizioni atmosferiche, poiché una giornata serena ma con le nubi all’orizzonte potrebbe in breve tempo degenerare in una bufera con tanto di lampi e tuoni.
Si potrebbe insistere quasi all’infinito sull’aspetto grafico del titolo, e non finiremmo mai di elogiarlo abbastanza, poiché, con Red Dead Redemption, Rockstar ha compiuto veramente un ottimo lavoro, un’opera d’arte in movimento che, specie per gli amanti del vecchio West, è davvero un tuffo al cuore. Il tutto “condito” da una colonna sonora veramente eccellente, a metà strada tra lo spaghetti western e un film di Tarantino dal retrogusto un po’ vintage. Non solo le ambientazioni sono state curate maniacalmente ma anche tutto quanto le popoli. Dalla fauna, che varia a seconda della zona – troveremo coyote, conigli, lepri di pianura, volpi e corvacci nelle zone più aride, armadilli, uccellini e puzzole più marcatamente in Messico, lupi, procioni, falchi, lepri di montagna, cervi e daini, puma e persino Grizzly nelle poche e delimitatissime zone innevate (nella zona di Tall Trees). Non mancano, ovviamente, animali domestici in prossimità dei ranch, come mucche, cavalli (che si trovano anche allo stato brado), pecore, capre, maiali, arieti e cani. Per la gioia degli animalisti, ognuna delle appena citate creature potrà essere uccisa e scuoiata (proprio tutte!) e gli uccelli spennati. È ovvio che ogni uccisione non costituisce soltanto un motivo di truce diletto, ma ha anche una sua ragion d’essere considerando che le pelli, le interiora e le carni di ogni animale cruentemente scuoiato hanno un loro valore, e potremo rivendere tali merci negli appositi emporii, nel tentativo di racimolare qualche dollaro.
I soldi, dal canto loro, potranno essere guadagnati in una moltitudine di modi. Si potranno uccidere nemici per frugare nelle loro tasche, si potranno vendere merci (oltre agli animali sopraccitati anche erbe medicinali ed altro ancora), si potrà decidere di puntare qualcosa ad una partita di Black Jack, di Poker, di lancio del ferro di cavallo, di gioco col coltello – il classico gioco, periglioso anzicheno, in cui si deve cercare di conficcare un coltello tra gli spazi vuoti fra le dita di una mano tentando di non perdere le preziose falangi – a dadi ed altro ancora.
Ma il modo più proficuo per rimpinguare le nostre tasche sarà quello di aiutare varie persone in difficoltà, affrontando vere e proprie quest secondarie, alcune molto appassionanti e varie, altre ripetitive e spesso troppo brevi o un tantino noiose. Non mancano anche i bauli disseminati qua e la nel gioco e le fatidiche cacce al tesoro quasi tutte molto appaganti.
Per quanto la trama possa essere avvincente, per quanto i personaggi siano tutti riusciti e ben studiati (con qualche rarissima eccezione) e per quanto la mole di cose da fare sia davvero ingente, ciò che colpisce maggiormente in Red Dead Redemption è proprio il suo voler esaltare un open world, un mondo aperto senza soluzione di continuità che non fa appello a dischi fissi o quant’altro per caricare periodicamente, come invece ci si aspetterebbe. I caricamenti iniziali durano un bel po’, ma ne vale la pena.
A livello di multiplayer abbiamo provato diverse modalità e tutte ci hanno lasciato piuttosto soddisfatti. Il multiplayer online risulta essere divertente, vario e offre la possibilità di sbloccare armi, soldati e mezzi di trasporto (tutti animali) via via che si acquisiranno punti e dimestichezza nel gioco. Inizialmente vestiremo i panni di uno dei criminali di una banda o di uno dei sottotenenti dell’esercito messicano, con parametri piuttosto bassi e cavalcature ridicole (un lentissimo asino, per esempio). Progredendo nel gioco online si potranno conquistare nuove cavalcature (non solo cavalli ordinari ma anche stalloni, tori e bufali) e sarà possibile utilizzare personaggi più veloci, più resistenti ai colpi d’arma da fuoco e con una mira più precisa.
Nel deathmatch online, a squadre o singolo, abbiamo notato la presenza, vantaggiosa invero, di punti di teletrasporto, che ci permettono di ridurre notevolmente i tempi, altrimenti lunghissimi, necessari a percorrere certe distanze, considerando la grandezza del mondo di gioco nel suo complesso.
Red Dead Redemption è un capolavoro. Era tanto che non usavamo questa parola per un titolo, in un 2010 che per certi versi è stato deludente poiché i giochi più blasonati, quelli da cui ci saremmo aspettati molto di più (su tutti Final Fantasy XIII) non hanno saputo mantenere le promesse fatte prima dell’uscita o non hanno saputo gestire l’onere del nome che portavano con sè.
Consigliamo l’acquisto di questo titolo a tutti, nessuno escluso. Non giocare Red Dead Redemption sarebbe da….fuorilegge!

- Sviluppatore: Rockstar Games
- Genere: Action
- Piattaforma: PC, PlayStation 3, Xbox 360
- Distributore: Rockstar Games
- Produttore: Rockstar Games
- Lingua: Inglese (voci) Italiano (testi, sottotitoli e manuali)
- Età consigliata PEGI: 18+
- Data d’uscita in Italia: 21 maggio 2010
{morfeo 149}
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