Sviluppatore: Remedy- Piattaforma: Xbox 360
- Distributore: Microsoft Game Studios
- Produttore: Microsoft Game Studios
- Lingua: Italiano (voci, testi e manuali)
- Età consigliata PEGI: 16+
Immaginate di essere degli scrittori di successo e di volervi rilassare per un periodo con la vostra bella mogliettina bionda. Immaginate di essere privi d’ispirazione ormai da due anni, dunque senza lavoro e di vivere di rendita dopo l’ultimo libro, l’ennesimo vostro best seller. Immaginate anche di essere privi di originalità e di voler rimanere intrappolati in uno dei luoghi comuni più usurati della storia dei thriller di tutto il mondo e di tutti i tempi: dove vi rechereste? Ovviamente in un paesino di montagna di nome Bright Falls, incantevole meta turistica che, neanche a dirlo, cela segreti inquietanti.
Da lì a poco sarebbe breve il passo verso il confine tra la realtà e la follia, perché se i thriller cinematografici e letterari ci hanno insegnato qualcosa, pur nella loro imperante mediocrità, è che è davvero difficile proporre un che di originale in questo settore.
Alan Wake non si sottrae a questa regola, e di certo non riesce a fornire al pubblico di videogiocatori un prodotto del tutto “nuovo”. Prendete il sistema di controllo di Resident Evil 4 e 5, farcitelo con una dose di psicologia made in Silent Hill aggiungeteci il classico personaggio belloccio (neanche tanto, per la verità) con la solita mogliettina sexy e bionda che, guardacaso, ha anche paura del buio, ed eccovi servita l’ultima fatica di Remedy, un team invero prestigioso ma che da un po’ di anni rischiava di eclissarsi per sempre, specie dopo aver ceduto i diritti di Max Payne alla ben più in mostra Rockstar Games.
Attenzione, se avete dato una sbirciatina al voto finale avrete capito che il gioco ci è piaciuto, nonostante le nostre premesse. E la vostra intuizione sarebbe corroborata ancor più dalle righe che seguono, poiché Alan Wake è un bel titolo, non ci sono altri termini per definirlo. Inquietante al punto giusto, molto cinematografico, giocabilissimo e dalla grafica ottima.
L’obiettivo del gioco (e qui eviteremo di spoilerare) è di ritrovare la vostra compagna di vita sopraccitata, Alice, una fotografa, scomparsa misteriosamente (forse annegata, forse rapita, forse morta?) in seguito al vostro arrivo a Bright Falls, ridente cittadina di montagna che si erige su un incantevole lago scuro.
Il povero Alan Wake, un tipo scontroso, non molto estroverso e quasi fastidiato dai suoi assillanti fan, dovrà lottare contro l’oscurità, nel vero senso della parola, per recuperare la bella Alice. In Alan Wake il vero nemico è proprio l’oscurità stessa, che prende possesso delle persone, degli oggetti, dei veicoli. Qual è la migliore arma contro l’oscurità? Ovviamente la luce, dunque, armati di una bella torcia (e di un Revolver, che non fa mai male) Alan dovrà mettersi sulle tracce di Alice, ritrovando però, nel corso della sua ricerca, misteriose pagine di un suo libro che non ricorda di aver mai scritto e che lo vedono protagonista in prima persona.
Inquietante, sì, anche se ciò che ci ha maggiormente convinto in Alan Wake è stata la giocabilità. Le telecamere seguono il protagonista piazzandosi dietro le sue spalle ed è possibile scegliere se collocarle più a destra o più a sinistra.
Il sistema di controllo e di puntamento riescono bene nel loro intento, poiché è molto facile puntare un avversario con una torcia per poi fare fuoco su di esso con il sopraccitato Revolver o con un fucile. Puntare i nemici con una fonte di luce farà perdere loro la forza e li distoglierà provvisoriamente dai loro intenti omicidi, ma poi sarà quasi sempre necessario anche sparare per sbarazzarsene una volta per tutte. Alcuni nemici, invero, esauriranno la loro energia semplicemente dopo essere stati abbagliati dal buon Wake, che potrà dunque fare ricorso ad oggetti dotati di illuminazione di tutti i tipi, come torce sempre più grandi e potenti, riflettori, generatori di corrente piazzati qua e la, bengala, granate accecanti, pistole lanciarazzi. In queste poche righe abbiamo praticamente esaurito tutto l’arsenale a disposizione del giocatore. Poca cosa, per la verità, ma senz’altro più realistico di molti film o altri videogiochi in cui il protagonista, da persona qualunque, diventa il Rambo della situazione con munizioni pure dentro le mutande…
Ciò che limita un po’ Alan Wake è la ripetitività delle varie situazioni. Per quanto la longevità sia soddisfacente (il gioco si può completare in nove ore circa, anche recuperando molti oggetti extra e quasi tutte le pagine del manoscritto) i nemici non sono molto vari e vanno dai classici contadinozzi armati di pala e picconi (che non esiteranno a scagliare contro Alan, se necessario) a boscaioli massicci dotati di motosega, passando per oggetti solitamente inanimati come trattori, furgoni, trebbiatrici, motopale e via dicendo.
Ciò in cui Alan Wake riesce senz’altro benissimo è nell’incutere nel giocatore non tanto terrore quanto un profondo senso di claustrofobia, nonché una voglia matta, se non addirittura un bisogno impellente, di scorgere quanto prima la luce del sole. Nel gioco infatti si alternano fasi diurne e fasi notturne (la stragrande maggioranza) e mentre le prime servono a dare un po’ di respiro al giocatore ma si riducono in buona sostanza a brevi intermezzi, le seconde catapultano il povero Wake nell’azione vera e propria, alle prese con l’oscurità malefica.
Ad aiutare il protagonista interverranno vari personaggi, tra cui lo sceriffo, una donna avvenente e coraggiosa, l’agente di Alan, Barry, un tipo assai bizzarro e molto superficiale e una certa Cynthia, una donna anziana con la fissa per le lampadine.
Alan Wake riesce nel suo intento di tenere incollato allo schermo il giocatore, non fosse altro che per vedere come va a finire la storia. Certo, poi la trama può piacere e può non piacere, specie nella sua conclusione che lascia spazio a diverse interpretazioni ma ancora una volta abbiamo avuto la dimostrazione del fatto che una software house come la Remedy sia sinonimo di qualità.
8/10
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