Heavy Rain: The Origami Killer – Recensione
Piattaforma: PlayStation 3- Sviluppatore: Quantic Dream
- Produttore: SCEE
- Data di lancio: 24/02/2010
Ethan Mars è un architetto di successo, ha una casa bellissima, una moglie affascinante e due figli maschi di circa dieci anni ben educati e allegri, Jason e Shaun. A causa di uno sfortunato incidente, Jason muore e la vita per Ethan cambia drasticamente. Divorziato, va a vivere da solo in una casa fatiscente in periferia ed è costretto a spartirsi il piccolo Shaun con la moglie e a fare frequenti e costose visite allo psicanalista. Un giorno, durante una passeggiata con Shaun, Ethan ha un malore improvviso e si ritrova tutto solo in mezzo alla strada e senza suo figlio. Il piccolo è stato rapito dal killer dell’Origami e toccherà a Ethan salvarlo superando diverse prove che lo condurranno a scelte difficilissime. Voi cosa sareste disposti a sacrificare per salvare vostro figlio?
Heavy Rain era sicuramente uno dei “giochi” più attesi dell’ultimo periodo, e questo è risaputo. È risaputo anche che David Cage, il boss di Quantic Dream, aveva intenzione di proporre qualcosa di diverso dai classici titoli (e qui la spiegazione del virgolettato iniziale). Cage voleva offrire qualcosa che fosse a metà strada tra il videogioco e il cinema, si potrebbe definire una sorta di narrazione interattiva (interactive drama), ma la verità è che non è sempre il caso di sperimentare, specie quando poi di interazione non c’è molto se non una semplice pressione di tasti in sequenza in un prodotto che punta tutto sulla trama piuttosto che sulla componente ludica.
La storia verte sul ruolo differente che hanno quattro personaggi all’interno della stessa vicenda. Essi sono il già menzionato Ethan Mars, la giornalista Madison Paige, il detective privato Scott Shelby e il criminologo dell’FBI Norman Jayden. All’utente spetterà il compito di controllare ognuno di questi quattro personaggi in momenti differenti.
Sia ben chiaro, se la storia fosse stata avvincente e ben congeniata, saremmo qui a parlare di un bellissimo film interattivo. Peccato però che anche la trama, così come il titolo potrebbe suggerirci, faccia acqua da tutte le parti, con situazioni mal connesse tra loro, sequenze slegate e spesso poco coerenti e in generale con un’originalità seconda solo agli album della Pausini.
Inizialmente si ha la sensazione che Quantic Dream sia riuscita nell’obiettivo finale: proporre una via di mezzo tra un gioco e un film, per quanto noi non considerassimo una tale prospettiva interessantissima o particolarmente stimolante, ma sarebbe potuta essere una bella alternativa con cui intrattenersi aspettando un God of War III, tanto per citarne uno.
I due giorni scarsi passati dinanzi ad Heavy Rain (sufficienti a completarlo con molti finali differenti) ci hanno permesso di notare l’ottimo lavoro tecnico svolto dai transalpini di Quantic Dream. Non senza magagne però, poiché qualche bruttura c’è anche se poco evidente ma in generale la grafica del gioco, così come il sonoro, soddisfano appieno l’utente e le ambientazioni, tutte bellissime e pregne d’atmosfera, gratificano non poco.
Da Heavy Rain, tuttavia, ci saremmo aspettati una trama eccelsa, impeccabile, come condizione necessaria e forse sufficiente affinché il titolo potesse essere realmente considerato un “buon prodotto”. E invece proprio la trama ci ha deluso, più banale di una qualsiasi puntata de “La Signora in Giallo” con colpi di scena del tutto prevedibili e con situazioni inverosimili atte solo ad “allungare il brodo”. E alla fine ci si ritrova a ripercorrere i vari capitoli in cerca di nuovi, semplicissimi, trofei PSN da sbloccare oppure per curiosità, giusto per assistere a tutti i finali alternativi a disposizione.
Oltre alle scelte più o meno pretestuose e/o ridicole che si avvicendano nel prosieguo dell’avventura, i finali sono tutti in qualche modo “pilotati”. Facciamo qualche esempio, anche rischiando di spoilerare qualcosina.
Siete nei panni di Ethan Mars e per sbaglio vi fate catturare dalla polizia (non chiedeteci per quale motivo né in quale situazione perché già siamo al limite dello spoiler totale). La scena immediatamente successiva vi vedrà vestire i panni di Norman Jayden, criminologo triptocainomane dell’FBI, e sarà vostra premura far fuggire, in maniera certo pretestuosa e poco convincente, il sopraccitato Mars.
Heavy Rain, insomma, fa di tutto per far proseguire l’utente lungo una serie di scelte che alla fine conducano ad una stessa situazione, solo con sfumature differenti. Non esiste una vera e propria libertà di scelta, il gioco ci pone sempre dinanzi ad una decisione limitata tra situazione A, B o C, i cui esiti rientrano sempre all’interno di un percorso pilotato e poco libero, per non dire dell’esplorazione o di inventari et similia, assolutamente inesistenti.
In sede di recensione è stato molto difficile scegliere quale voto assegnare ad Heavy Rain, poiché a seconda dei punti di vista esso potrebbe oscillare tra un 4 e un 8. Alla fine abbiamo deciso di premiare comunque le ambientazioni, la realizzazione tecnica e il fatto che esso sia un titolo avvincente seppur scontato, proprio per la sua facilità ed eccessiva intuitività nei controlli. Abbiamo anche voluto premiare la facilità immane con cui è possibile ottenere i trofei PSN. Certo, è da considerare positiva anche la caratterizzazione psicologica dei quattro personaggi che andremo a controllare ma anche questi, purtroppo, rientrano nello stereotipo più assoluto, in un connubio di idee già trite e ritrite, affrontate in maniera senz’altro più originale in passato da cinema e letteratura.
Insomma, premere una serie di tasti in sequenza sarebbe potuto essere anche interessante, ma solo a fronte di una trama ben congeniata e non così approssimativa e da film di serie B come quella proposta da Quantic Dream. Un livello di sfida inesistente e un’evoluzione dei fatti narrati davvero poco interessante rendono Heavy Rain solo un diverso aproccio al mondo dei videogiochi, a nostro giudizio non così riuscito come ci si sarebbe aspettato. Si potrebbe dire che Heavy Rain è un’esperienza piacevole ma, per favore, non parliamo di videogiochi. Quelli sono ben altri…
7/10
{morfeo 125}
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