Dragon Age: Origins – Recensione
Piattaforma: PC, Xbox 360, PS3- Versione testata: Xbox 360
- Sviluppatore: Bioware
- Produttore: Electronic Arts
- Lingua: Testi in italiano, doppiaggio in inglese
Attendere un gioco per lungo tempo per poi essere sorpresi da un titolo superiore alle aspettative è certamente la cosa migliore che possa capitare. Dopo l’esperienza con lo straordinario Mass Effect (di cui la sottoscritta è innamorata all’inverosimile) l’attesa per un titolo proveniente dagli stessi sviluppatori ma innestato in un mondo fantasy era ormai diventata snervante. Adesso, però, con sollievo possiamo discuterne, con calma e con un genuino entusiasmo.
A più riprese la talentuosa Bioware Corp. ha definito Dragon Age: Origins come il successore spirituale di Baldur’s Gate ma l’impressione finale è che il nuovo gioco di ruolo dark fantasy non sia solo questo. Definire assolutamente straordinaria la caratterizzazione dei personaggi, la profondità dei dialoghi e la complessa sceneggiatura potrebbe forse essere riduttivo nel contesto videoludico e, nonostante la software-house canadese abbia già dimostrato simili virtù in passato, appare essere quasi impossibile che una tale impresa si sia ripetuta su più ampia scala.
Per quanto Ferelden non sia un mondo interamente esplorabile, il giocatore si ritroverà costantemente impegnato in una moltitudine di cose da fare, dovrà parlare con una quantità smisurata di persone, ognuna dal carattere ben definito, e intraprendere battaglie potenzialmente sempre differenti scegliendo l’una o l’altra tattica, questo o quel personaggio per il gusto di cambiare classe e abilità in qualsiasi momento. Dragon Age: Origins sembra studiato infatti per ricreare un’esperienza sempre diversa ogni volta che si comincia l’avventura, non solo con ben sei origini differenti da cui si dipanerà la narrazione ma, soprattutto, con l’attitudine del giocatore che potrà scegliere di comportarsi diversamente sia nell’approccio con le varie personalità che lo circondano sia sul campo di battaglia. Senza prezzo.
All’inizio dell’avventura si dovrà scegliere una tra sei origini con razza e classe annesse, creare un personaggio con un (appena discreto) editor, per gettarsi immediatamente in un gioco dai ritmi ottimamente bilanciati. Il primo paio di ore di gioco sarà diverso a seconda dell’origine scelta ma poi tutti i giocatori si ritroveranno nello stesso punto per proseguire la storia in modo comunque coerente alle scelte intraprese e alla propria provenienza. Anche dopo le prime fasi, comunque, ci si ritroverà sempre a fare i conti con la propria origine, così che l’intera vicenda sarà in un certo senso personalizzata. Ovviamente la classe modificherà del tutto le abilità di cui un giocatore potrà godere in battaglia lasciando che il mago sfrutti i suoi poteri per devastanti attacchi a distanza e per guarire i compagni, che il guerriero metta a disposizione la propria forza in mischia e così via. Se questa varietà non fosse abbastanza, basta aggiungere che anche è possibile impersonare in qualsiasi momento gli altri membri del party acquisendone il controllo con abilità annesse per rendere evidente il modo costante con cui il gioco propone sempre un approccio diverso anche sul campo di battaglia.
Se il comparto sonoro è assolutamente perfetto, con una colonna sonora composta da Inon Zur (Fallout 3, Crysis) ed effetti audio sempre appropriati, l’aspetto grafico è la caratteristica che si adatta un po’ meno alla qualità generale del gioco. In generale Dragon Age: Origins è graficamente gradevole, con personaggi discretamente dettagliati e dalle animazioni “masseffectiane” di indubbio realismo, però ogni giocatore è inevitabilmente destinato ad imbattersi in glitch, bug e qualche bruttura grafica (come texture grezze) di tanto in tanto.
Io, però, mi sento di perdonare le piccole imperfezioni del titolo a cui va il merito di essere uno dei migliori giochi di ruolo di sempre, con una solidissima struttura narrativa ed un’ottima longevità. Non si può fare a meno di sottolineare, poi, il fatto che la conversione del titolo dal PC alle console è encomiabile e dimostra ampiamente che trasporre un complesso gioco di ruolo pensato per tastiera e mouse ai controlli limitati del joypad è assolutamente possibile.
9/10
{morfeo 83}












