Pro Evolution Soccer 2010 (PES 2010) – Recensione

PES 2010 Pro Evolution Soccer 2010 cover front italian

Quello che alla gente non va giù, in linea di massima, è l’essere presi in giro. Pro Evolution Soccer ha subito diverse trasformazioni nel corso degli anni, cambiando nome alcune volte (su PSX era International Superstar Soccer Pro, per poi diventare ISS Pro Evolution e infine Pro Evolution Soccer (PES) prima 1, 2, 3 ecc… poi con riferimento all’anno di pubblicazione dal 2008) e approdando nella nuova generazione di console con vistose difficoltà.

Dall’uscita della prima iterazione di PES su Xbox 360, PES 6, Konami non ha fatto altro che rimandare, promettere, giurare di aver sistemato tutti i problemi (alcuni piuttosto gravi, come il disastroso gioco in Rete) per poi uscirsene con la solita minestra riscaldata, il solito aggiornamento senza particolari evoluzioni o miglioramenti degni di nota.

Pro Evolution Soccer 2010 è un caso un tantino diverso. Diverso perché l’ultima iterazione di casa Konami propone davvero qualche miglioramento, qualche aggiustamento rispetto ai precedenti episodi. Il problema è che se prima lo scarso lavoro condotto sugli ultimi due episodi risultava essere frustrante, adesso, i risultati non esaltanti raggiunti con PES 2010 palesano più che altro una vera e propria incapacità del team nipponico di proporre un prodotto che realmente possa competere con il rivale FIFA 10, non perfetto (i portieri sono assolutamente disastrosi!) ma sicuramente molto più realistico e nel complesso più godibile del calcio secondo Konami.

I miglioramenti di PES 2010 riguardano sostanzialmente la veste grafica, non entusiasmante ma almeno i volti dei calciatori virtuali corrispondono piuttosto fedelmente alle loro controparti in carne ed ossa, e poi qualche opzione in più e qualche licenza ufficiale di prestigio. Poca cosa se si considera che il problema vero e proprio risiedeva in un gameplay stantio e poco rifinito, in un realismo latitante e in una sorta di inversione di tendenza che poneva PES 2010 come l’antisimulazione per eccellenza, almeno da tre anni a questa parte.

Importante sapere fin da subito che PES 2010 non rivoluziona un bel niente, non modifica granché del gameplay e, anzi, possibilmente lo peggiora, con dei movimenti del corpo degli undici in campo poco verosimili, con degli spostamenti laterali con palla al piede macchinosi e poco fluidi, con un’IA degli avversari e dei compagni di squadra fin troppo dipendente dal nuovo sistema di slider (Team Style) e con qualche licenza, come quela sulla Champions League, praticamente vanificata dalla presenza di team su cui Konami non ha ottenuto i diritti.

Come al solito, la Master League sembra essere la modalità più in voga tra gli appassionati del gioco, con i trasferimenti, i miglioramenti dei vari uomini di una rosa, gli allenamenti e la possibilità di prendere parte ai match delle varie competizioni (coppe, tornei, campionati, trofei e via dicendo). Neanche l’ombra di un miglioramento invece per quanto concerne la modalità Diventa un Mito, che permette di vestire i panni di un solo calciatore per farlo crescere calcisticamente e percorrere una carriera come professionista firmando contratti. In quest’ultimo caso fanno storcere il naso la telecamera in game, un po’ scomoda, e la facilità eccessiva con cui certe volte è possibile ottenere un ingaggio.

Interessante l’introduzione del Card System, un vero e proprio insieme di carte da assegnare ad ogni giocatore. Queste permettono di assegnare ad ogni calciatore un’abilità particolare (come il dribbling o la velocità, per citarne alcune), una specialità e via dicendo.

Dal punto di vista tecnico la situazione è certamente migliorata, ma nulla fa urlare al miracolo (se non i somiglianti volti dei giocatori). La grafica degli stadi è rovinata da un fastidioso aliasing, i movimenti degli undici in campo risultano essere ben più simili a quelli di scoordinati robottini piuttosto che a quelli di calciatori professionisti e la fisica del pallone, per quanto migliorata, non è stata curata con precisione certosina e non può dirsi definitivamente realistica.

L’audio è da rivedere: passi la telecronaca a cura di Pierluigi Pardo e Josè Altafini, ma non vanno bene gli effetti sonori di tiri e passaggi, i cori degli stadi sono tutti poco incalzanti, specie per le squadre che giocano fuori casa, e le musiche dei menu, pochissime, sono quasi tutte sconosciute (tranne un paio di tracce).

Pro Evolution Soccer 2010 propone al pubblico quello che ha offerto fino all’anno scorso: una dimostrazione di mancanza di abilità tecniche e di coraggio. L’incompetenza di Konami per lo sviluppo nella nuova generazione di console è ormai un dato di fatto e la paura di rivisitare l’intero gameplay per cercare di offrire qualcosa di più efficace e incisivo sotto il punto di vista del realismo, sembra sempre aleggiare nell’ambiente del team di sviluppo, considerando i risultati parzialmente deludenti del prodotto della casa nipponica.

Vince FIFA 10, c’è poco da fare. E quest’anno non si può neanche parlare di vera e propria battaglia.

7/10

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