The Secret of Monkey Island Edizione Speciale – Recensione

Da iperappassionato di Monkey Island e, in generale, di tutte le avventure grafiche LucasArts degli anni ’90, non potevo mancare a questo appuntamento. Dovevo buttare giù queste righe che spero possano servirvi da spunto per procedere all’acquisto di una così preziosa gemma del panorama videoludico mondiale di tutti i tempi passati e futuri, adesso lucidata per l’occasione e ripresentata sotto una nuova veste grafica, davvero apprezzabile, su Xbox Live e su Steam, così da accontentare non solo i possessori di PC, che già avranno avuto modo di mettere le mani sulla versione originale, ma anche i felici proprietari di una scatolona di casa Microsoft.

Abbiamo scaricato e giocato la versione per XboX 360 che, a parte l’utilizzo del joypad (che può essere comunque usato anche su PC), non differisce per nulla dalla versione per Personal Computer.

Cerchiamo di riassumere la trama del gioco, anche se dovreste conoscerla tutti, ma tant’è. Guybrush Threepwood è un’aspirante pirata dall’aspetto sbarazzino, sin troppo giovane e dal fisico decisamente poco adatto per farsi rispettare: mingherlino, sbarbato, e senza neanche un uncino o una gamba di legno, e neanche i modi rozzi tipici dei pirati lo accompagnano. Persino un sorso di Grog, nettare degli dei per i veri predatori dei mari, potrebbe stenderlo al tappeto. La sua voglia di diventare un temibile pirata è talmente tanta che decide di presentarsi al cospetto dei pirati importanti di Melee Island, i quali gli sottoporranno tre prove da superare. Tra saccheggi, duelli di spada e di insulti, ricerche di tesori sepolti, l’amore per la bella governatrice Elaine Marley e la caccia al pirata fantasma LeChuck, Guybrush solcherà i mari e approderà finalmente sulla misteriosa isola di Monkey Island, che cela un terribile segreto.

E’ bene essere chiari fin da subito: The Secret of Monkey Island Edizione Speciale non modifica di una virgola il gioco originale nelle sue dinamiche, nella trama e nei personaggi. Non aspettatevi un remake vero e proprio, con piccole varianti alla versione originale. Niente di tutto questo. E per fortuna, aggiungerei. Il gioco è semplicemente una riedizione del capitolo originale ideato da Ron Gilbert e da molti considerato il migliore (forse a ragione) di tutta l’intera saga.

Le uniche modifiche consistono in una veste grafica completamente rinnovata e nel doppiaggio in inglese, straordinario e con i doppiatori ufficiali della terza iterazione della serie. A dirla tutta, però, fin dalle prime battute si nota qualche cambiamento anche nel sistema punta-e-clicca, sostanzialmente riconducibile ad una scelta dei programmatori di scevrare l’interfaccia dall’ingombrante riquadro con i comandi e con gli oggetti dell’inventario, a favore di un cursore grande e a cerchio in cui appare l’azione da far eseguire al protagonista. Per richiamare l’inventario sarà sufficiente premere uno dei due grilletti di destra, e quelli di sinistra per ritrovarsi dinanzi la lista completa dei comandi che è possibile impartire al nostro Temibile PirataTM.

E’ possibile adoperare le scorciatoie mediante il d-pad per eseguire le varie azioni. Ogni direzione del d-pad corrisponde ad un’azione diversa e anche se non sarà facilissimo fin da subito imparare a memoria la posizione di ogni comando, non sarà certo un’impresa dell’altro mondo memorizzare tutto entro poco tempo.

Una cosa che ha fatto impazzire me e il resto dei miei colleghi è la possibilità di switchare il gioco passando dalla versione con grafica attualizzata alla versione classica semplicemente premendo il tasto select. Un tuffo al cuore per tutti gli appassionati che volessero ricordare le ambientazioni realizzate con grafica pixellosa (e adorabile!) e rivedere tutti i personaggi nelle loro vesti grafiche originali. Una pecca è che il gioco classico è totalmente in lingua ingese e ovviamente senza parlato, l’edizione speciale invece consta, come già descritto, di dialoghi straordinari in lingua inglese ma di sottotitoli in italiano. Essendo i sottotitoli perfettamente identici (tranne che per qualche sfumatura) alla versione italiana originale, perché mai mantenere l’edizione classica totalmente in ingese? Sarà forse questo il vero segreto di Monkey Island? Bah.

Se proprio vogliamo trovare il classico pelo nell’uovo, poi, alcuni scenari dell’edizione ridisegnata nascondono alcuni degli oggetti che invece lo SCUMM metteva in risalto. Un baule nero nella stiva della nostra nave rischiava di passare inosservato nell’edizione speciale e invece risaltava come la luce del sole nella versione classica. Sottigliezze di poco conto, pignolerie di un monkeyislandmaniaco come il sottoscritto.

Ciononostante il gioco è davvero una perla e un’occasione imperdibile per gli appassionati di rinfrescarsi la memoria e di rivisitare i luoghi del primo Monkey Island adesso completamente ridisegnati e per coloro i quali non abbiano mai messo mano a questo straordinario gioco prima d’ora (vergognatevi!) di avere un’occasione di redenzione.

May the Monkey be With You!

 

 

 

{morfeo 76}