Uncharted: Drake’s Fortune – Recensione feb17

Tags

Related Posts

Share This

Uncharted: Drake’s Fortune – Recensione

Piattaforma: PlayStation 3                               
Genere: Azione
Produttore: SCEE
Sviluppatore: Naughty Dog
Distributore: Leader
Lingua: Completamente in italiano
Giocatori: 1
Versione Analizzata: PAL
Supporto: Blu-Ray

 

Naughty Dog, ovvero come rinascere dalla proprie ceneri…
Da almeno un anno si sente molto parlare di questo titolo, Uncharted: Drake’s Fortune, sviluppato da Naughty Dog in esclusiva sulla nuova console da casa a 256 bit di Sony. La spasmodica ricerca di immagini del gioco e di qualche notizia dell’ultima ora può finalmente cessare: il titolo è disponibile in tutti i negozi e il nostro primo pensiero al momento del lancio è stato quello di fiondarci dal nostro negoziante di fiducia per accaparrarcene una copia. Una volta inserito il Blu-Ray all’interno della nostra PlayStation 3 redazionale veniamo subito introdotti nella storia, che si presenta sin dalle prime battute piuttosto interessante, e risulterà esserlo anche durante tutto il corso del gioco, senza mai strafare e senza troppi colpi di scena.
La trama in breve: la nostra controparte virtuale si chiama Nathan Drake, impegnato anima e corpo nella ricerca del tanto chiaccherato e ambito tesoro di El Dorado. Nathan, per gli amici Nate (e anche per noi da qui in poi), finanziato dalla trasmissione televisiva Uncharted, condotto da una avvenente signorina, Elena Fisher, al nostro fianco nel corso dell’avventura, troverà una pista utile per il rintracciamento del tesoro grazie al suo celeberrimo avo, il pirata Sir Francis Drake, il quale è ritenuto dai più uno dei pochi ad essere entrato in contatto con il mitico bottino di El Dorado. Nate, armato di coraggio e caparbia, dopo aver reperito all’interno della bara (priva di cadavere) dello “zio” Francis un diario contenente informazioni preziose circa il raggiungimento della fortuna, decide di mettersi in cammino insieme all’amico tombarolo Victor Sullivan. Non mancheranno insidie e nemici, loschi figuri che faranno di tutto per precedere il nostro “nuovo Indiana Jones”, trappole ed enigmi di ogni tipo.

Che bel vedere!
Uncharted: Drake’s Fortune si presenta come un titolo a tutto tondo, capace di coinvolgere gli amanti dell’azione frenetica e i patiti degli sparatutto in prima persona, o meglio, in questo caso una sorta di terza persona con telecamera direttamente dietro le spalle dell’eroe, più o meno come quella di Resident Evil 4 di Capcom. Ad impreziosire un gioco già di per sé molto valido, i programmatori hanno voluto aggiungere una serie di scelte stilistiche e grafiche niente male, talvolta spaccamascella, e si è insistito molto sulla cura dei dettagli e dell’intelligenza artificiale dei nemici, molto complessa e ben realizzata sotto tutti i punti di vista. Uncharted alterna fasi di gioco in cui è possibile arrampicarsi da un posto all’altro, saltando di muro in muro, da ramo a ramo, sfruttando liane, corde, catene metalliche, spingendo massi e blocchi vari, compiendo mille peripezie per arrivare a sbloccare un cancello o una serratura di una porta posta in un punto particolarmente ostico da raggiungere, e fasi in cui è invece inevitabile sfoderare l’arma da fuoco che porteremo con noi (ora una pistola a un colpo, ora una Uzi, adesso un mitra e via dicendo) poiché potremmo ritrovarci circondati da orde di scagnozzi al seguito del nemico di turno, altri razziatori di tombe che faranno di tutto al fine di precederci nella nostra ricerca della ricchezza dell’antenato Drake.
Ma il nostro Nate risucirà a farsi strada sfruttando ogni sua abilità, dal combattimento corpo a corpo – molto ben realizzato e semplice da mettere in atto, con la pressione di una banale sequenza di tasti – all’agilità nello scalare muri e rocce di ogni tipo. Ovviamente non tutto l’ambiente di gioco sarà utilizzabile dal nostro personaggio, ma potremo contare su alcune parti interattive presenti in ogni locazione, anche se l’ambiente circostante rende quasi sempre l’idea di “vita pulsante” con una vegetazione realizzata in maniera impeccabile – è possibile notare il vento che sfronda gli alberi e i cespugli visibilmente mossi dalle folate – con effetti d’acqua encomiabili – provate a tuffarvi o a immergere anche solo i piedi in un laghetto e vedrete il tessuto dei vestiti di Nathan bagnato come succederebbe nella realtà, salvo poi osservare una troppo rapida fase di asciugatura degli indumenti – e una profondità visiva davvero notevole. In generale poi, anche le espressioni dei volti durante il compimento delle differenti azioni varieranno in maniera del tutto verosimile e non tarderete a scoprire quanto siano ben realizzate anche le costruzioni presenti nel corso dell’avventura (la fortezza, per esempio) e i poligoni in generale, anche quelli più trascurabili.

Vorremmo non finisse mai
Se vogliamo trovare un aspetto non troppo convincente del gioco di Naughty Dog, esso è da ricercarsi senza dubbio nella longevità. Non fraintendetemi, il gioco dura abbastanza da divertire ed appassionare il giocatore e la trama, per quanto scontata, è comunque avvincente e saprà tenere chiunque incollato davanti allo schermo dall’inizio alla fine dell’avventura. Ciò che ci lascia perplessi è il fatto che un gioco così è possibile portarlo a termine in tre giorni, senza stare troppo a cincischiare su extra, segreti e cose del genere ma forse, verrebbe da chiederselo, l’intenzione degli sviluppatori potrebbe essere stata proprio quella di creare un gioco piacevole, tecnicamente indiscutibile, che permettesse al giocatore di ricominciarlo senza dover impiegare troppe ore per concluderlo ogni volta. Un pò come accadeva con alcuni giochi del passato.
Ribadisco che si tratta di un’osservazione soggettiva, soprattutto considerando il fatto che non tutti gvorranno finirlo in tre o quattro giorni e che ognuno di noi ha i suoi tempi, ed è giusto anche godersi un gioco, specie se così ben riuscito, prolungando il piacere per più tempo delle nostre misere 7 ore.

Azione ed enigmi, la formula vincente
Il nostro Nate, avremo modo di vederlo spesso, si dimostra non solo un vero uomo d’azione, ma anche un uomo capace di risolvere enigmi, aiutato dal diario recuperato nella bara dello zio. Tale libriccino sarà utile spesso al fine di risolvere alcuni rompicapo che, per la verità, gli appassionati e veterani delle avventure grafiche, non troveranno molto complessi, anzi, alcuni enigmi sono piuttosto banali e scontati e altri decisamente troppo “spoilerati” dallo stesso diario. Non di rado, dunque, gli enigmi risulteranno essere una sorta di formalità, fasi di gioco da risolvere in breve tempo e senza troppa fatica. Il tentativo di Naughty Dog di creare un gioco che potesse coinvolgere il giocatore su più fronti è comunque ben riuscito, poiché si è cercato di creare situazioni di gioco tra loro differenti e di evitare di spezzare troppo i ritmi, ben cadenzati, di un titolo comunque godibile dall’inizio alla fine.

Extra
Come ogni titolo di avventura che si rispetti, in Uncharted è possibile collezionare una serie di extra che vi spingeranno a ricominciare il gioco anche più volte. Potremo decidere se dedicarci alla ricerca di ben sessanta tesori (oggetti differenti tra loro, come per esempio croci dorate, monete particolari e via dicendo), o se portare a termine particolari obiettivi, come l’uccisione di cento nemici mediante colpo di pistola alla testa. Tra gli extra che è possibile sbloccare vi sono alcune chicche imperdibili, quali gallerie di immagini del gioco (concept art, screenshots ecc.), nuovi costumi e armi per i protagonisti e alcune modifiche al gameplay, se decideremo di ricominciare la partita, come la riduzione o l’incremento della velocità delle azioni.

Nulla è stato lasciato al caso. Gli sviluppatori di Naughty Dog hanno azzeccato in pieno ogni mossa con Uncharted: Drake’s Fortune, proponendo al pubblico di videogiocatori del nuovo monolite nero di Sony un titolo valido, solido, vario e pieno di extra. Nate, personaggio dalle sembianze più “umane” possibili (non è il classico supereroe pieno di muscoli, anche se in effetti è alquanto belloccio), riuscirà a conquistarvi e a farvi trascorrere piacevoli ore in sua compagnia, alla ricerca di tesori da razziare (con garbo però), maledizioni da scongiurare, nemici da affrontare ed enigmi da risolvere. In pieno stile Indiana Jones. Solo senza frusta e cappello.

8/10