Pro Evolution Soccer 2009 – Recensione
Piattaforma: PlayStation 3 , Xbox 360 
Genere: Sportivo
Produttore: Konami
Sviluppatore: Konami
Distributore: Halifax
Lingua: Italiano
Giocatori: 1+
Età: 3+
Versione Analizzata: PAL
Una prima infarinatura…
Lasciamo da parte il sentimento che ci lega ormai da anni ad un titolo tanto caro soprattutto a noi videogiocatori italiani, quale Pro Evolution Soccer 2009 e cerchiamo di esaminare in maniera schietta e decisamente cinica il gioco che Konami ci offre quest’anno. Dobbiamo considerare gli sforzi profusi dalla casa di Metal Gear, cercando di elogiare gli aspetti significativamente migliorati e magari chiudendo un occhio sull’arretratezza tecnica che caratterizza l’ennesimo titolo calcistico della software house nipponica. Procediamo dunque con ordine, analizzando Pro Evolution Soccer 2009 in ogni sua parte, quanto più dettagliatamente sia possibile fare.
Se consideriamo il mero aspetto tecnico del gioco, di certo ci ritroviamo in più di una occasione a storcere il naso: poligoni dei giocatori non all’altezza delle attuali generazioni di console, movimenti dei calciatori che sanno decisamente “di vecchio”, sia in fase di corsa che durante un dribbling, un passaggio o un tiro, texture che non fanno urlare al miracolo e che, anzi, nel caso del manto erboso del rettangolo di gioco sembrano un tantino “spalmate” alla meno peggio, quasi non bastassero i vari filtri grafici che le console di nuova generazione sono in grado di supportare, e i volti dei ventidue in campo che, per quanto sicuramente somiglianti alle loro controparti reali, danno la sensazione di essere come “incollati” ai poligoni, rovinando, di fatto, il realismo di un titolo che tutto sembra tranne che di quest’anno. Ebbene si, PES 2009 sembra un gioco di qualche anno fa e potrebbe essere scambiato, avendone ben donde, con il PES che tutti attendevano due anni or sono su Xbox 360 (la PS3 all’epoca non esisteva ancora). Come è ovvio, non vogliamo limitarci a descrivere le sole caratteristiche tecniche, poiché, si sa, PES è da sempre uno dei giochi dal gameplay più abbordabile di tutti i tempi, il gioco di calcio più intuitivo e più facile da apprendere. Una giocabilità alle stelle che ha da sempre conquistato centinaia di migliaia di videogiocatori ossessionati dal calcio virtuale controllato con il joypad. In effetti non possiamo parlar male dei controlli, implementati in miglior maniera questa volta, rispetto agli anni precedenti, anche se non senza magagne. Se è vero che adesso i passaggi e i tiri risultano essere senza dubbio più realistici nella loro esecuzione, è altrettanto vero che il pallone sembra un po’ troppo facile da controllare e spesso l’azione di gioco dà come l’impressione di correre su dei binari. Durante un cambio di direzione palla al piede, i calciatori effettueranno una sorta di movimento con i piedi a rientrare, sempre lo stesso, indipendentemente dalla situazione e indifferentemente che a controllare il pallone sia un Buffon o un Cristiano Ronaldo. La differenza tra i vari giocatori la si nota soprattutto in termini di velocità e di finte a disposizione, anche se queste ultime non offrono certo l’imbarazzo della scelta e la loro esecuzione, e questo non è nè un pregio nè un difetto, risulterà piuttosto facile a livello di difficoltà basso, ostica impostando un livello di sfida più alto. L’IA generale del gioco risulta migliorata, fermo restando che si dovrà giocare sopra le tre stelle di difficoltà, altrimenti avremo a che fare con giocatori imbambolati e fermi ad aspettare le nostre mosse, senza far nulla. In generale poi, anche a livelli di difficoltà elevati, il gioco dimostra di essere un tantino “attendista” con i calciatori virtuali controllati dalla CPU quasi sempre in attesa di una nostra mossa prima di effettuare le proprie.
The Champiooons, ta ta ta taaaa!
Dopo esserci “tolti il fatidico dente”, è il caso di procedere con la descrizione delle varie modalità a nostra disposizione. Si parte con la tanto attesa (e tanto anticipata) Uefa Champions League. Vi spiego di cosa si tratt…ah già! Dimenticavo! Siamo italiani e in Italia non sapere cosa sia la Coppa dei Campioni è un reato, dunque ritengo che nessuno di voi non sia informato sul tema. Se leggete di un gioco di calcio è ovvio che vi interessa il calcio, ERGO, sapete cosa sia la Champions League e capisco possa risultare persino offensivo che vi spieghi di cosa si tratta. Vabbè dai, giusto un cenno. La competizione europea prevede trentadue squadre in totale, tra le migliori al mondo e comunque le migliori dei rispettivi campionati europei, che si affrontano prima in un girone con quattro squadre per gruppo, poi in ottavi di finale, quarti, semifinale, che prevedono andata e ritorno, e quindi finale, unica a bruciapelo. Konami ha fatto il colpaccio accaparrandosi i diritti sulla Champions League e soffiandola, di fatto, alla concorrente EA che con scarso sucesso aveva cercato di proporre vari “Uefa” tra un FIFA e l’altro.
Questa modalità è si realizzata bene, con tutti i crismi del caso, con gli sponsor ufficiali in campo (i fanboy Xbox 360 dovranno sopportare i cartelloni pubblicitari di Sony Playstation) e con un’interfaccia a tema e le musiche originali, ma il setup prima di ogni partita è assolutamente identico a quello delle altre competizioni presenti nel gioco, con un rettangolo molto schematico con a destra le notizie (risultati ottenuti, infortuni e via dicendo) e a sinistra le opzioni tra cui scegliere (impostare la squadra e prepararla per il match successivo, rimaneggiare la formazione, salvare il gioco ecc…).
In questa competizione è possibile selezionare i team che si sono qualificati per la Champions nella realtà (mancano alcune squadre, tipo la Juventus) oppure aggiungerne a piacimento pescando a piene mani dai vari campionati a disposizione e dunque aggirando il problema della mancanza di alcune squadre tra quelle ufficialmente qualificate.
Immancabile, e puntuale anche in occasione di questo nuovo capitolo, ecco la Master League, onestamente ancora l’evento che preferisco, nonostante l’introduzione della Champions. Anche quest’anno tutto è identico agli anni precedenti (e nel caso della Master possiamo esclamare “per fortuna!”) con la possibilità di cominciare da zero con i classici bidoni di giocatori quali Castolo, Minanda, Ordaz e compagnia bella oppure di selezionare un team già ben avviato con calciatori realmente esistenti.
Concludono la lista delle modalità “classiche” a disposizione, i vari tornei e campionati presenti, da quello internazionale a quello di un singolo continente, passando per quello per squadre di club e via dicendo. Tutto come al solito insomma, nessuna novità sotto questo punto di vista.
Diventa un mito
Merita un paragrafo dedicato la nuova modalità Diventa un mito. Facile immaginare come Konami abbia trovato interessante questa tipologia di gioco già apparsa nella serie concorrente, e altrettanto semplice capire come questa modalità, già da sola, riesca ad assorbire il giocatore per molto tempo. Si tratta di vestire i panni di un singolo calciatore, farlo crescere e maturare sotto diversi punti di vista, modificabili mediante il giusto allenamento, e far passare il giovane virgulto poco più che adolescente da una miserrima squadretta di provincia ad un importante club. La cosa che colpisce maggiormente non è tanto la modalità in sè, già obiettivo videoludico di molti programmatori del passato (non dimentichiamoci Liberogrande per PSX/PSOne e il meno riuscito Soccer Champ dell’ormai defunta Simulmondo) quanto la possibilità di partecipare agli allenamenti di volta in volta diversi e di guadagnarsi un posto in prima squadra in seguito alle numerose partitelle dei titolari contro le riserve. L’IA dei compagni di squadra tenderà a privilegiare i passaggi nei nostri confronti e sarà nostra premura chiamar palla con l’apposito tasto. Potremo anche impostare il “pilota automatico” durante le fasi di gioco senza possesso di palla. Con il pallone al piede dovremo invece dimostrare di valere.
Licenze e diritti ufficiali. Non ci siamo ancora.
Le licenze sono da sempre un problema per PES, ancora non risolto. Anzi, abbiamo notato qualche passo indietro rispetto all’anno scorso, con meno squadre ufficiali presenti e con ancora la mancanza del logo della nostra “Serie A” per quanto concerne il campionato italiano. Se non altro, mentre le squadre italiane della serie maggiore sono tutte presenti, con nomi ufficiali per tutti i calciatori, le squadre licenziate nel campionato spagnolo sono solo alcune, le più note (e vorrei ben dire, con Leo Messi in copertina non ci mettevano il Barcellona?), male anche le squadre inglesi, per le quali le licenze ottenute riguardano solamente Manchester United e Liverpool. Assente ingiustificato il campionato tedesco, la Bundesliga. Presenti invece i campionati francese e olandese. Insomma, poca roba, come al solito, e così non va.
Crea il tuo alter ego virtuale
A completare il tutto ecco ancora una volta l’editor, sempre curatissimo in ogni sua parte, ma anche stavolta veramente identico alle versioni precedenti, con l’opzione della fotografia scattata tramite Live Vision o PlayStation Eye da incollare, se vogliamo anche piuttosto malamente, sul volto del calciatore da noi generato e una vasta scelta di barbe, capelli, tratti somatici e via dicendo.
Considerazioni a margine
PES 2009 non rivoluziona un bel niente. I cambiamenti proposti da Konami non ci sono, o meglio, non sono così netti come avrebbero dovuto essere e il gioco nel complesso non si dimostra all’altezza delle macchine su cui gira. I difetti di giocabilità sono stati ereditati anche stavolta, con i classici passaggi filtranti che spesso si rivelano l’arma vincente per arrivare a crossare un pallone non di rado destinato poi in rete, con i passaggi tra i giocatori che riescono il 99% delle volte considerata la bassa capacità di intercettamento degli avversari, con i tiri da fuori area ancora irresistibili per i portieri e con questi ultimi, seppur migliorati nelle movenze e nelle abilità, ancora un tantino troppo scarsi. Dal punto di vista tecnico abbiamo già precisato che il titolo non esce dalla sua sufficienza, con una grafica obsoleta, una fisica migliorabile e un sonoro buono a livello dei cori (personalizzabili dall’editor con i file MP3 su PlayStation 3) e della telecronaca, adesso affidata a Pierluigi Pardo e Josè Altafini (finalmente due commentatori come si deve e non due “cani morti” come Civoli e Sandreani). Ridicolo poi il rumore del pallone che, anche quando rimbalza pochissimo farà un “botto” assurdo, neanche fosse un petardo.
La modalità online rimane piena di dubbi, con un lag ancora non del tutto eliminato (anche se arginato, rispetto all’odiosissima edizione dell’anno scorso) e con poche modalità tra cui scegliere. Buona l’opportunità di scegliere di giocare con il proprio beniamino creato nella modalità “Diventa un mito” per farlo scontrare con altri “miti” di altri giocatori in carne ed ossa. A parte questo, le solite partite uno contro uno o due contro due, classificate e non, e nient’altro, Un vero peccato.
Chi si aspettava la rivoluzione in casa Konami rimarrà deluso. La software house nipponica, oltre ad aver inserito una nuova, bellissima modalità (Diventa un Mito) ha fatto davvero poco altro e, pur avendo ridotto i tempi di caricamento tra una schermata e l’altra e arginato in parte il problema dell’odiosissimo lag dell’anno scorso, la casa di Metal Gear non offre ai giocatori di PlayStation 3 e Xbox 360 un titolo che possa essere all’altezza delle loro console.
Se siete tra i fan irriducibili di PES e amate la giocabilità di questo titolo allora vi ritroverete ancora una volta dinanzi al vostro negoziante di fiducia, portafogli alla mano, ad acquistare la copia di quest’anno. Se, come me, avete invece voglia di un maggiore realismo e di qualcosa di nuovo, allora sarà meglio guardarvi intorno. Insomma PES è un buon gioco, e senz’altro meriterebbe di essere giocato qualche volta. Ma non vi aspettate i miracoli rispetto alla precedente edizione.
6/10













