Lost Odyssey – Recensione gen28

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Lost Odyssey – Recensione

Piattaforma: Xbox 360                                    
Genere: Gioco di Ruolo
Produttore: Microsoft Games Studios
Sviluppatore: MistWalker
Distributore: Leader
Lingua: Completamente in Italiano
Giocatori: 1
Età: 16+
Versione Analizzata: PAL

 

Sakaguchi in forze a Microsoft
Hironobu Sakaguchi fondò Mistwalker promettendo di arricchire la ludoteca Microsoft con nuovi jrpg Final Fantasy-style, tutti noi amanti del genere abbiamo esultato nella speranza di vedere qualcosa di veramente impressionante che avrebbe potuto far concorrenza alla saga colosso creata vent’anni or sono dallo stesso Sakaguchi. Blue Dragon, prima uscita dei titoli in questione, però, pur trattandosi di un gioco certamente valido nel complesso, aveva lasciato un po’ l’amaro in bocca a causa delle pesanti incertezze tecniche e della storia poco ispirata. Cosa aspettarsi, dunque, dal prossimo titolo di papà Hironobu, Lost Odyssey, che appare dalle anteprime così “vecchio stampo”, così poco innovativo, ancor meno di Blue Dragon? Bene, state tranquilli perché la risposta a questa domanda è, senza dubbio: un capolavoro.

Un viaggio senza fine

Il più grande punto di forza di Lost Odyssey è rappresentato certamente dalla storia, intrigante sin dall’inizio e sempre più coinvolgente, condita da temi importanti che riguardano tutti noi come la fugacità della vita e la bellezza del tempo a nostra disposizione. Hironobu Sakaguchi, torna ai fasti dei Final Fantasy in cui amava esporre le sue ideologie politiche e religiose, in cui non mancava mai di trattare temi scottanti parlando apertamente per bocca dei suoi personaggi e anche in questo caso, forse più che mai, riprende quello che probabilmente è il suo argomento più caro: la vita. Ciò che ribadisce continuamente è l’importanza della memoria: chi non ha ricordi è come se non avesse vissuto. E’ il caso del nostro protagonista, Kaim Argonar, un taciturno mercenario che vaga per il mondo da ben mille anni ma che da circa trent’anni, non ha più ricordi del suo passato. Ciò che gli è rimasto della sua lunga vita sono dei sogni, o meglio degli incubi, poco chiari ma di certo ossessionanti che disturbano le sue notti e turbano le sue giornate. Nel corso della storia la sua vita passata si ricostruisce pezzo per pezzo tramite dei “sogni”, ossia memorie che balzano fuori all’improvviso a causa di un qualcosa che vede o sente, come accade nella vita reale. Ad esempio, vedere una bimba che gioca con il padre per la città gli fa tornare in mente una delle tante figlie che la lunga vita gli ha donato e di quanto questa amasse giocare con i fiori, oppure una chiaccherata con un mercenario gli ricorda un suo vecchio compagno la cui parlantina aveva messo a rischio la missione che gli era stata assegnata. Questi sogni non sono delle cut-scenes ma dei lunghi testi appassionanti contornati da splendide musiche di fondo che narrano commuoventi aneddoti della sua vita passata, ideali per concederci un momento di relax, nonché una conoscenza più approfondita di Kaim e di cosa significhi vivere così a lungo. Quasi sempre tali racconti non hanno nulla a che vedere con la quest principale che si accinge ad affrontare il nostro eroe ma sono comunque fondamentali per la comprensione a tutto tondo dell’essenza del gioco e della personalità del misterioso protagonista. La sua ricerca del passato s’intreccia con quella di altri immortali tra cui la tenace piratessa Seth Balmore, anche lei misteriosamente privata di ogni ricordo, e alcuni comuni mortali come il buffo mago Jansen Friedh amante del vino e delle belle donne. I personaggi che popolano il titolo sono splendidamente caratterizzati e hanno tutti qualcosa da raccontare siano essi millenari o bambini mortali. Il character designer è Takahiko Inoue, autore del manga “Slam Dunk” per intenderci, che ha eseguito un lavoro straordinario nel dotare i singoli personaggi della fisicità o anche solo dello sguardo adatto a rappresentarne le vicissitudini personali e lo stato d’animo. Soffermarci ulteriormente sulla trama e sugli altri personaggi rivelerebbe troppo sul gioco la cui bellezza sta proprio nello scoprire gradualmente tutti gli interrogativi che all’inizio vengono posti al giocatore. A voi, dunque, il gusto di ricostruire i pezzi della straordinaria vicenda che percorre ben 4 dvd di gioco.

Cambia il titolo ma…

Chi ha giocato almeno una volta a un qualsiasi capitolo della serie Final Fantasy, noterà a colpo d’occhio quanto Lost Odyssey somigli in tutto e per tutto alla formula della ventennale saga best seller. Una cosa è certa: Sakaguchi non rinnega il suo passato anzi lo ribadisce senza timore presentando un sistema di combattimento, esplorativo e narrativo già ampiamente collaudato e ben noto agli amanti della serie di cui il game designer ha ormai perso la paternità. Ciò che ha fatto più discutere e di cui molti avevano apprezzato l’abbandono nel dodicesimo episodio di Final Fantasy, è il ritorno dei combattimenti casuali, vero incubo dei meno avvezzi al genere ed elemento che avevamo quasi dimenticato anche noi veterani. Ma sono davvero così terribili e insopportabili? La risposta è no, se si ha lo spirito giusto. Per chi preferirebbe evitarli è bene sapere che, passando sopra ai caricamenti, sempre più lunghi man mano che si passa da un dvd all’altro, gli scontri casuali non sono eccessivamente frequenti, danno una discreta possibilità di fuga, e non sono quasi mai troppo lunghi e tediosi. Tutti gli altri invece, apprezzeranno l’ottima regia degli scontri, il coinvolgente audio (musica, voci, e suoni sempre perfettamente al loro posto) che li accompagnano e la varietà di nemici e abilità da far invidia agli episodi più blasonati della serie Square-Enix. Anche l’esplorazione ricorda i Final Fantasy, finora tutti old generation, con tanto di muri invisibili, poca interattività con gli sfondi e quant’altro tipico dei jrpg anche di ultima infornata, ma anche questa è funzionale, ben congegnata e arricchita da elementi quali tesori nascosti quasi ovunque (anche dietro i manifesti!) e semplici enigmi che rallentano ma animano il passaggio all’interno di un dungeon. Peccato per la mancanza di una mappa a cui accedere nel caso in cui ci si voglia orientare all’interno di una grande città o spazio aperto, dimenticanza davvero inspiegabile, e per i punti di salvataggio predefiniti, sporadici oltre che ormai obsoleti.
Se gli elementi sopra menzionati non bastassero per far sentire a casa propria i veterani di Final Fantasy, aggiungiamo l’ingrediente finale: la splendida colonna sonora del maestro Nobuo Uematsu che, in questa sede dà veramente il meglio di sé mantenendo il suo inconfondibile stile e accompagnando ogni minuto di gioco con brani sempre adatti. Insomma, Final Fantasy old-style sì ma criticare il gioco per questo motivo appare a chi vi scrive davvero assurdo. Piuttosto mi permetto di elogiarlo per tale ragione, di complimentarmi con gli autori per aver dotato di eccelsa qualità un genere accusato dai più di non stare al passo con i tempi. Brava Mistwalker!

“Perfetto!”
Oltre ai combattimenti casuali ritornano i cari vecchi turni, che richiedono ancora più strategia e riflessione rispetto al passato a causa dell’alto numero di personaggi da schierare in campo (ben cinque) e della loro specializzazione. Come già accennato, la squadra sarà formata sia da mortali che da immortali, che ovviamente non potranno essere mai definitivamente sconfitti. Questi, infatti, torneranno automaticamente in vita dopo un paio di turni nel caso fossero stati mandati k.o. dagli avversari. Decisamente vantaggioso, no? I mortali, dal canto loro, sono altrettanto importanti in quanto sono gli unici ad apprendere automaticamente delle abilità, come magie di cura o attacco, e a poterle insegnarle agli immortali tramite il semplice sistema di “Collegamento abilità”. Ulteriori tecniche possono essere apprese tramite l’utilizzo di accessori di vario tipo che, una volta indossati, verranno realmente visualizzati durante il gioco (anche nelle scene d’intermezzo). L’equipaggiamento comprende inoltre l’arma, diversa per ogni personaggio con qualche eccezione, e l’anello, oggetto da creare tramite l’unione di più materiali ottenibili a fine combattimento o acquistabili, che serve a potenziare il nostro attacco con abilità speciali. Il sistema degli anelli è certamente utile e indossarne uno piuttosto che un altro può riverlarsi decisivo nel corso di una battaglia, ma forse nel gioco viene un po’ enfatizzato. Fondamentale è lo schieramento dei personaggi sul campo di battaglia, o meglio la formazione, secondo la quale i nostri eroi vanno divisi in due linee, una avanti e una dietro. Dai personaggi nella prima linea dipende la difesa di tutta la squadra, indicata da una barra grigia in alto sullo schermo, che diminuisce man mano che questi vengono danneggiati. Per questi motivi è sempre meglio scegliere con cura i combattenti della prima linea che devono avere maggiore forza e resistenza di quelli dietro. Gli attacchi fisici e magici, infine, differiscono non solo per ovvie ragioni di effetto, ma anche per alcune caratteristiche di esecuzione. L’attacco magico richiede qualche turno prima di poter essere eseguito e nel caso in cui il mago in attesa venga malauguratamente attaccato, il turno verrà allungato ulteriormente. Queste interferenze si rivelano decisamente fastidiose ma, fortunatamente, ne sono affetti anche gli avversari. Gli attacchi fisici, invece, possono essere potenziati dalla pressione del tasto RT da rilasciare al momento giusto (indicato da un cerchio al centro dello schermo). Se siete stati bravi con la tempistica verrete premiati con un “Perfetto!” ossia con un potenziamento del danno anche del 100%.

Arte, soprattutto
Dal punto di vista grafico Lost Odyssey non delude, anzi, propone una grande cura per i particolari e per la pulizia generale dell’immagine. A colpo d’occhio risaltano i colori vivi e sempre molto ben utilizzati che accentuano lo stile orientale che percorre l’intero titolo, e lo studio artistico dietro allo splendido design delle città e dei personaggi. A proposito dei centri urbani, è proprio in questi luoghi che la grafica raggiunge i migliori risultati e la più alta cura per i dettagli che potrete studiare anche attraverso lo zoom sempre disponibile grazie al tasto RT. Anche durante i combattimenti il livello tecnico si mantiene sempre gradevole, con animazioni ben realizzate sia dei protagonisti che degli antagonisti, senza contare gli apprezzabili effetti magici. Durante la fase esplorativa e le cut-scenes, si fa largo uso dell’effetto sfocatura, o depth of field, che dona all’intera immagine una resa fotografica. Gli effetti di luce non fanno una piega e svolgono il fondamentale ruolo di donare alle strutture poligonali altrimenti piatte a causa delle accese scelte cromatiche, una profondità maggiormente realistica e arricchire le animazioni con ombre azzeccate. Peccato per le texture degli ambienti, non sempre curate come il resto, soprattutto in primo piano. Le scene d’intermezzo mantengono lo stesso livello estetico delle fasi di gioco e sono dotate di un’ottima regia tanto far sembrare superflui, nonché sempre meno utilizzati nell’ultima generazione videoludica, i numerosi fmv. Certo, in un titolo del genere, per quanto la grafica possa risultare comunque gradevole, ciò che colpisce è l’aspetto artistico e scenografico tanto curato e maestroso da far passare in secondo piano le ingenuità tipiche della tradizione tecnica giapponese.

Quando un gioco è arte e maestro di vita entrano in gioco numerose variabili normalmente trascurate in una recensione. L’aspetto grafico e sonoro sono ad alti livelli, così come il gameplay, collaudato sì, ma gradevole, soprattutto da coloro che sanno apprezzare il genere. La longevità è alle stelle, ci vogliono circa quaranta ore di gioco per la sola quest principale, senza contare le innumerevoli missioni secondarie da svolgere in qualsiasi momento. Bene, i parametri generici sono stati valutati, cosa rimane? Un cuore pulsante, dei temi che riguardano tutti noi, qualcosa su cui riflettere. Se volete un gioco spensierato rivolgetevi altrove. Lost Odyssey non è un titolo per tutti, è complesso e maturo: apprezzatelo e non lo scorderete più. 

9/10