Piattafiorma: PS3/X360Genere: Action
Sviluppatore: Capcom
Lingua: Italiano
Giocatori: 1
Età: 18+
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Che bello sarebbe stato scrivere qualcosa di estremamente esaltante su Resident Evil 5 e cominciare una recensione con tutti i crismi del caso, come avremmo voluto. E che bello sarebbe stato non dover ricorrere alla classica scusa dell’hype per definire le elevate aspettative che, come in troppi altri casi del genere, hanno finito per offuscare un prodotto forse eccessivamente ancorato al gameplay del quarto episodio della sua serie. Certo è che non è bello parlare di hype per l’ennesima volta. O meglio, è piacevole coltivarlo un po’ dopo l’annuncio del gioco, giusto per svagarsi all’idea di un nuovo seguito celebre o di un’impressionante nuova IP. La verità è che le aspettative dovrebbero essere proprio evitate o ridotte ai minimi termini per non rimanere delusi. Resident Evil 5 ci ha lasciato un amaro in bocca difficile da rimuovere. Ma non ora, già prima. Già quando abbiamo messo le mani in anteprima sul gioco di Capcom un paio di mesi fa e non ce la siamo sentita di fare un hands-on, onde evitare di farci influenzare troppo dalle prime impressioni, decisamente negative, aspettando di giocare alla versione definitiva, acquistata anche in Limited Edition, ché altrimenti il nostro caro dottor Vitoiuvara ci avrebbe considerato dei pezzenti.
La sensazione che avvertiamo più fortemente è la mancanza di quel terrore, anche solo fallace, che le precedenti iterazioni riuscivano a procurare nel giocatore. Si sobbalzava sulla sedia, e i più fifoni pensavano addirittura bene di spegnere la console e non giocare più, tanta era la paura. Dal canto nostro, il terrore vero e proprio era poco già prima, ma c’era, anche se minimo. Tensione, potremmo chiamarla. Purtroppo adesso, invece, ad uccidere infetti di colore in Africa non si teme quasi più nulla, e l’unica inquietudine che si riesce a ravvisare è data dall’assalto alle spalle di qualche nemico, di qualche cane rabbioso, di qualche abominio della natura. Per il resto, Resident Evil 5 si conforma alle esigenze del videogiocatore medio, trasformandosi in un’autentica “americanata” non più ibrida, ma ormai fortemente rivolta verso il genere sparatutto piuttosto che il survival horror, patria originaria della serie. La differenza con alcuni sparatutto in terza persona, come Gears of War, è che RE5 è spesso irritante e frustrante. E meno male che ci sarà sempre l’avvenente Sheva a farci compagnia, poiché è indispensabile che qualcuno ci salvi, in più di un’occasione. Il menu adesso è immediato, si preme un tasto e ci si ritrova l’inventario al completo, dinanzi a noi, permettendoci di scegliere quali oggetti utilizzare e organizzare gli spazi, e quali armi equipaggiare o usare come riserva di piombo. Più facile a farsi che a dirsi. Peccato per molte cose. Peccato per la scarsa interazione con l’ambiente di gioco, peccato per la grafica, a primo acchito impeccabile ma andando ad analizzare meglio, sofferente di qualche evidente difetto di compenetrazione di poligoni vecchio di anni. Peccato per l’IA dei nemici, davvero limitata. Quest’ultima frase merita un approfondimento. In questo quinto capitolo della serie, i nemici non sono i soliti zombie. E questo è un bene. Ma perché diamine, allora, questi dannati esseri infetti hanno degli scatti e delle movenze che sarebbero più consoni ad un bradipo? Perché, di grazia, si è deciso di spezzare il ritmo con così tante scene di intermezzo, quasi a voler competere con un capolavoro di ispirazione nettamente cinematografica come Metal Gear Solid 4?
Certo, Resident Evil 5 non mancherà di appassionarvi, nonostante alcune scelte infelici dei programmatori. Gli avvenimenti narrati in questo episodio si ricollegano a quelli dei capitoli precedenti, con tanto di intrecci narrativi succulenti tra i vari personaggi, e alcune pretestuose conclusioni. Non mancheranno i colpi di scena e, in generale, il sex appeal dei personaggi sopperisce a diverse mancanze. La veste grafica, per quanto noi abbiamo voluto trovarci il classico “pelo nell’uovo” è sontuosa e non finirà di procurare piacere visivo al giocatore, così come il sonoro, sempre all’altezza della situazione, sia dal punto di vista degli effetti che per quanto concerne le splendide musiche ad opera di Kota Suzuki e del maestro Wataru Hokoyama.
Potete ben capire che se siete dei fan della serie allora RE5 non vi dispiacerà. Una visione più imparziale, però, può far comprendere meglio i limiti imposti alla saga con questa svolta. Una serie ormai paragonabile a qualsiasi sparatutto, solo un po’ sostenuta da un blasone senz’altro non trascurabile e da una pletora di trovate comunque discrete.
8/10
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Commenti
Ci si trovava dinanzi ad un bivio ed era doveroso scegliere quale tendenza seguire. Si è puntato sull'azione e non mi piace.
Peccato, ma si può evolvere il genere adesso che ha cambiato definitivamente.
il migliore x me resta l'1 rifatto su Cube (ma anche il 4 era bello divertente e innovativo all'epoca) :)
cmq è cambiato il filone anche xchè Mikami il creatore della serie se n'è andato x questo si sente molto la sua mancanza credo...
@Melovin: il mercato ha già decretato la vittoria di Capcom, senza dubbio. E la mia software house preferita adesso può contare su nuovi fondi da investire in una nuova perla senza hype, come fu nel 2005 quel capolavoro che è Shadow of Rome...
In questo periodo di crisi ANCHE nel mercato dei videogiochi (ormai anche il nostro medium preferito rischia grosso) sono tollerabili siffatte manovre commerciali.
Oh, è comunque un gioco da 8 eh...
Io mi limito a dire solo che RE5 mi ha annoiato. Abbastanza, non troppo. Quel poco che basta per averlo quasi finito e non stimolarmi a continuare a giocarci.
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