Hollywood e i videogiochi, una questione di soldi
Questa è una di quelle notizie che era facile immaginarsi, specie considerando certe trovate meramente pubblicitarie come il doppiaggio di Faith di Mirror’s Edge ad opera della terribile Asia Argento
o la promozione di Dead Space con un testimonial del calibro di Dario Argento. Secondo il creatore di Heavy Rain, David Cage, gli attori non sarebbero realmente interessati ai videogiochi come fenomeno culturale, ma vedrebbero in essi una facile fonte di guadagno. Nel cast del gioco in esclusiva per PlayStation 3, che sembra assolutamente convincente e che andrà ad aggiungersi alla sempre più folta schiera di risposte “serie” alla minacciosa lineup di Microsoft per la sua scatola dai mille difetti tecnici (ma anche dalle belle esclusive), tra i doppiatori figurano attori che ad Hollywood godono di un certo prestigio, ovvero Robert Downey Jr., Ron Perlman e Kristen Bell, ma sempre stando alle parole di Cage, durante la fase di ricerca di voci per i personaggi del videogioco, gli attori e i loro agenti sono sembrati interessati esclusivamente al compenso in denaro e non al contributo importante che essi stavano offrendo ad un mercato in via di espansione e di continua sperimentazione come quello videoludico.
Ciò che starebbe più a cuore ai divi hollywoodiani sarebbero i soldi, un lavoro breve e che non leda troppo la loro immagine. E la maggior parte di essi addirittura considera i videogiochi qualcosa da evitare. Spesso, sempre secondo il buon David, questi signori non conoscono nemmeno il titolo del gioco a cui stanno prestando la voce e meno che meno la trama o il tipo di esperienza ludica che esso propone.
A questo punto ci si chiede se valga davvero la pena investire milioni di dollari per fare in modo che il protagonista di un gioco e i vari altri personaggi siano dotati di una voce famosa e spesso neanche bella dal punto di vista della resa finale, anziché di una “semplice” voce del primo doppiatore a buon mercato che senza dubbio si premurerebbe almeno di informarsi su cosa stia lavorando. Insomma, siamo ancora ben lungi dal poter considerare a livello universale un videogioco come un’opera d’ingegno che vada aldilà della semplice esperienza ludica, e lontanissimi dal poter paragonare il patinato mondo del cinema a quello della nostra passione preferita che, alla luce di siffatte considerazioni da parte di persone che contano, rimane solo un hobby e poco più. Non sentiremo ancora per un po’ un attore che con entusiasmo frema dalla voglia di doppiare il carismatico protagonista di un action game piuttosto che l’antagonista di un GDR dalla trama profonda. Le eccezioni ci sono, è vero, ma sono poche. Avete esempi da fare?












