Sadia Bashir, la programmatrice dal Pakistan

In un paese dove gli stereotipi di genere stanno appena cominciando a rendersi più fluidi, una game designer è riuscita a farsi strada.

In Pakistan le donne stanno conquistando sempre più spazio in campi fino a poco tempo fa dominati da uomini: il game design, la programmazione di videogiochi e l’informatica rimangono tuttavia aree in cui la presenza femminile scarseggia, anche per lo scarso investimento nell’educazione femminile da parte del paese e delle famiglie delle studentesse.

Sadia Bashir ha iniziato a sviluppare videogiochi all’età di 13 anni, riuscendo a persuadere i genitori a farle cambiare scuola per potersi concentrare sull’informatica. Grazie alle sue abilità, l’università le ha offerto una borsa di studio per continuare il percorso avviato. Esperta anche di computer grafica, la donna ha sviluppato un gioco che simula l’attacco delle cellule cancerogene da parte di una cura per il cancro, ma nonostante abbia lavorato nell’industria per un anno e mezzo, non si dice soddisfatta: il Pakistan non ha ancora un vero e proprio percorso di studi dedicato al game design.

Alla Pixel Art Academy, Sadia insegna ai giovani e alle giovani game design e programmazione

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Fiorentina datata 1993, mi piacciono le correnti artistiche del Surrealismo e del Romanticismo, i romanzi gotici del diciannovesimo secolo, i film horror e i classici in bianco e nero, i viaggi nel Nord Europa e i videogiochi - Warning: nessuna di queste passioni prevale sulle altre.