Miti e folklore nei videogiochi: dalle creature nordiche alle festività messicane

Come leggende, miti e folklore delle tradizioni popolari hanno influenzato atmosfere e mondi di gioco.

Spesso ci si dimentica: la migliore ispirazione per la creazione di un buon videogioco non sono mai…altri videogiochi! Viaggi, racconti, film, musica, performance artistiche, dipinti, poesie, insomma tutto ciò che sta al di fuori del mondo videoludico costituisce un’ottima benzina per la costruzione di meccaniche, dinamiche, gameplay e storie pensate per piccoli e medi schermi di gioco.

Il Church Grim, una creatura presente in “Year Walk”, appartenente al folklore inglese e scandinavo: il suo compito è quello di stare a guardia di una particolare chiesa, proteggendola dai profanatori e da chi è intenzionato a commettere sacrilegi

Quando si parla di mitologia e folklore all’interno di un videogioco, si tende subito a pensare a mondi e creature fantastiche adatti a essere “tradotti” nel linguaggio videoludico sotto forma di nemici, boss e creature sovrannaturali. In effetti, diversi appartenenti all’immaginario fantastico di singoli paesi si prestano a essere protagonisti della fauna e della flora dei mondi videoludici: meno noto del massiccio prodotto scandinavo God of War, l’indie Year Walk sviluppato da Simogo attinge a un’usanza particolare della cultura svedese: l’Årsgång. Questa peculiare “camminata” per le foreste del paese nordico veniva effettuata nella notte della vigilia di Natale: coloro che sopravvivevano alla passeggiata notturna in mezzo al freddo, affrontando prove e incontri sovrannaturali, avevano una visione…del loro futuro. Questa credenza è stata trasformata in un’intensa esperienza di macabro e cervellotico gioco, in cui si vestono i pesanti panni – in prima persona – proprio di uno di questi year walkers.

Come nel caso di Year Walk, il genere horror sembra essere quello che meglio si presta a ospitare non solo creature provenienti dall’immaginario collettivo, ma anche le ambientazioni del mondo reale in cui esse sono state avvistate, raccontate, tramandate e – innanzitutto – create.

DreadOut è un indie indonesiano che vede la studentessa Linda alle prese con la scomparsa progressiva di tutti i suoi compagni di classe e della sua insegnate, in una città fantasma dell’Indonesia nella quale il gruppo è capitato a causa di una deviazione durante una gita. Durante la sua ricerca (da incubo), la ragazza si imbatte in presenze, esseri demoniaci e mostruosità tipiche del folklore indonesiano, da un uomo che si dice si trasformi in cinghiale durante la notte alla “donna con il buco nello stomaco”: per saperne di più, il gioco mette a disposizione del giocatore una Ghostpedia, enciclopedia contente una descrizione più o meno dettagliata di ogni creatura incontrata, dalle sue caratteristiche alla storia che la riguarda. Una sorta non soltanto di “guida al nemico”, ma anche un’occasione per scoprire il lato horror del folklore indonesiano.

Abiti e trucco tipici del Día de Muertos (le figure denominate “calaca”) e gli abitanti del mondo di gioco di Grim Fandango

Non soltanto i personaggi, ma anche la stessa architettura, estetica e atmosfera fatta di colori vibranti di Grim Fandango arrivano direttamente da una tipica festività della cultura messicana: il Giorno dei Morti, celebrato fra l’1 e il 2 novembre. Un approccio decisamente diverso alla morte e al “destino” dei defunti dopo il trapasso hanno portato Tim Schafer a creare un mondo che ruota proprio intorno al viaggio che si presume le anime debbano intraprendere. Oltre a quest’antica credenza azteca, il titolo LucasArt è reso inconfondibile e originale anche grazie all’improbabile ma decisamente efficace mix con il genere cinematografico del noir anni ’30 (fumo, completi gessati e musica tipica delle detective stories), e con l’Art Deco individuabile nella struttura degli edifici.

I mondi videoludici che attingono a mitologie, credenze e usanze presenti nel mondo reale sono numerosi, non sempre ben riusciti ma nella maggior parte delle volte affascinanti e forse ancora più suggestivi di quelli ideati “dal nulla”. Dalla semi-realistica Siberia dell’omonima (ma con la Y!) saga di Benoît Sokal – con influenze, anche qui, dell’Art Deco – all’antica Grecia rappresentata da tipiche illustrazioni rosse e nere presenti sulle anfore in Apotheon, indie “epico” (qui nel senso di: appartenente alla letteratura di genere epico!) Apotheon, creato da una compagnia canadese, che si è avvalsa però di collaboratori greci.

Quali altri giochi ispirati a folklore e mitologia conoscete?

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Fiorentina datata 1993, mi piacciono le correnti artistiche del Surrealismo e del Romanticismo, i romanzi gotici del diciannovesimo secolo, i film horror e i classici in bianco e nero, i viaggi nel Nord Europa e i videogiochi - Warning: nessuna di queste passioni prevale sulle altre.