Storie di software house Indie: quando spendi 140.000$ per guadagnare zero

Avevamo già parlato in passato di Where The Water Tastes Like Wineultima fatica di Johnnemann Nordhagen, conosciuto ai più per lo sviluppo di Gone Home.

Il titolo, uscito nel febbraio scorso, faceva ben sperare nelle vendite: molta gente aveva parlato del progetto, compresa la stampa specializzata e, inoltre, la partecipazione di Sting aveva ancor più attirato l’attenzione sul nuovo gioco.

Sfortunatamente per Nordhagem, il gioco non ha ottenuto il successo tanto sperato.

Come riportato da Gamespot, il gioco non avrebbe fatto guadagnare a Nordhagem nemmeno un dollaro sino ad ora. Lo sviluppatore ha riferito, infatti, che avrebbe speso 140.000 dollari di tasca sua per poter pagare i suoi collaboratori.

Finora ho guadagnato zero dollari dalla vendita del gioco.

Potrebbe sembrare un numero elevato, ma bisogna considerare che ci sono voluti quattro anni per arrivare a circa zero dollari all’anno. Rispetto allo stipendio di 120.000 dollari più il bonus salario di un veterano di 15 anni dell’industria, in una software house tripla A, iniziano a sembrare molti di meno. Se dovessi anche calcolare il monte ore… Non ho un resoconto completo dei miei straordinari, ma posso stimare di aver guadagnato circa zero dollari all’ora. Non è molto!

Considerando, poi, che ho speso 140.000 dollari per pagare i miei collaboratori per il gioco, inizi a capire che, forse, non è valsa la pena dal punto di vista finanziario. Suppongo che dovrò aspettare ancora un po’ per potermi comprare quel Juicero (spremitore di frutta).

Dopodiché, Nordhagen ha proseguito dicendo, in tutta serietà, che le prospettive commerciali di Where The Water Tastes Like Wine sono state lugubri, se non terrificanti.

Alla fine della giornata è terrificante pensare che un gioco che ha ottenuto una così ampia attenzione dalla stampa, che ha vinto premi, che ha un folto cast di attori e interpreti, che ha avuto una celebrità come guest star (!) abbia fallito così tanto. Ciò mi spaventa.

Nordhagen ha assicurato che per ora sarà OK dal punto di vista finanziario e che si sente ottimista riguardo il futuro.

Nonostante il fallimento commerciale del titolo, lo sviluppatore ha dichiarato di sentirsi felice per aver avuto l’opportunità di lavorare con tutti i doppiatori e sceneggiatori, e per essere riuscito a pagarli!

Guardando al futuro, Nordhagen ha dichiarato che vuole continuare a sviluppare titoli indie, ma non si aspetta di guadagnare molti soldi da ciò. Il caso di Where The Water Tastes Like Wine potrebbe essere il sentore di tempi molto bui per il mercato indie.

A detta dello sviluppatore, avrebbe potuto spendere molti meno soldi nello sviluppo tagliando voci e collaboratori dal progetto, lavoro per cui ha dedicato quattro anni della sua vita.

Fondamentalmente, non sono sicuro che giochi come questo possano continuare a esistere nel mercato attuale.

Dopo tale affermazione, Nordhagen ha dichiarato che continua a credere che i videogiochi sperimentali possano ottenere ancora successo, anche se la mancanza di un ritorno garantito sull’investimento potrebbe spaventare un po’.

Alla domanda su come mai Where The Water Tastes Like Wine le cose non siano andate così bene, Nordhagen ha risposto che il gioco era “troppo grande” e troppo ambizioso per una singola persona. Mentre Gone Home ha impegnato un anno e nove mesi per lo sviluppo, Where The Water Testes Like Wine ha richiesto ben quattro anni. Nordhagen ha ammesso che i controlli del gioco con mouse e tastiera non sono stati ottimizzati come sul controller e che, inoltre, i principali artisti hanno abbandonato il progetto “proprio mentre stavamo cercando di capire come sarebbe stato il gioco”. Lo sviluppatore ha anche ammesso di essersi trovato impreparato su molte problematiche che si sono susseguite durante lo sviluppo.

A conti fatti, però, Nordhagen si sente orgoglioso del proprio progetto, non considerandolo un fallimento totale.

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Nata a Torino nel 1994, si appassiona sin da bambina ai videogiochi. Non possedendo alcuna console, la Sofia di cinque anni si destreggiava tra i cabinati in sale giochi del suo paese e il computer della sua vicina di casa e eterna amica, con cui ha condiviso tutti i titoli più memorabili della sua infanzia. I videogiochi rimangono la sua passione e spera che, un giorno, possano diventare anche il suo lavoro.

One Comment
  1. Reply Filippo Saglimbene 6 aprile 2018 at 14:58

    Se guarda il bicchiere mezzo pieno almeno non c’è andato sotto economicamente XD Anzi che è arrivato a 0, poteva andargli peggio, però peccato poveraccio…

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