Trump VS Videogiochi

Nella giornata di ieri, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indetto un incontro con alcuni dirigenti dell’industria dei videogame, oltre che con critici del settore. L’incontro è stato fissato per disquisire della violenza dei videogiochi e su quanto essa possa essere considerata un pericolo per i consumatori, argomento che è saltato nuovamente fuori dopo l’ultima tragedia avvenuta nella scuola di Parkland.

A prendere subito la parola è stato il Presidente, che ha voluto iniziare la discussione proiettando un filmato composto da montaggi di varie scene di videogiochi e commentando con: “Questo non è violento, non è vero?”

Il montaggio, rimasto segreto per tutta la giornata di ieri, è stato oggi divulgato su YouTube dalla Casa Bianca, ed è una raccolta di scene violente in cui vi erano “persone che uccidevano altri esseri umani in vari modi” citando le parole di Vicky Hartzler, rappresentante Repubblicano del Missouri.

Per gli insider dell’industria videoludica, l’incontro è stato percepito come una tattica diversiva per distogliere l’attenzione dalle lobby delle armi e dalla National Rifle Association, che sta vivendo un periodo di forte opposizione pubblica dopo, per l’appunto, la sparatoria di tre settimane fa a Parkland.

Trump ha voluto indire questo confronto dopo le sue dure parole pronunciate i giorni seguenti la strage contro i videogiochi, il cinema e, più in generale, internet.

Dobbiamo guardare a internet, perché stanno accadendo cose terribili ai ragazzini e alle giovani menti, proprio quando le loro menti si stanno formando. E dobbiamo fare qualcosa, forse, su quello che stanno vedendo e come lo stanno vedendo. Anche i videogiochi. Sto sentendo molte persone affermare che il livello di violenza dei videogiochi sta plasmando il pensiero dei giovani.

Il passo successivo sono i film. Basti guardare i film, sono così violenti, eppure un bambino può guardare un film se il sesso non è coinvolto, anche se sono presenti scene di omicidi. Forse dovrebbero mettere un sistema di valutazione riguardo ciò.

Al meeting, come rappresentanti dell’industria videoludica, hanno partecipato Robert Altman, CEO di ZeniMaxStrauss Zelnick, amministratore delegato di Take-Two Michael Gallagher capo della Entertainment Software Association.

L’ESA ha rilasciato una dichiarazione riguardo l’incontro al sito Polygon:

Abbiamo avuto l’opportunità oggi di incontrare il Presidente e altri funzionari eletti alla Casa Bianca. Abbiamo discusso i numerosi studi scientifici che stabiliscono che non vi è alcuna connessione tra videogiochi e violenza, la First Amendament protections dei videogiochi e il sistema di classificazione del nostro settore aiuta effettivamente i genitori a fare scelte con cognizione per l’intrattenimento dei propri figli. Apprezziamo l’approccio ricettivo e globale del Presidente su questo argomento.

Anche l’International Game Developers Association (organizzazione no-profit che rappresenta i membri del settore videoludico) ha denunciato l’assenza di correlazione tra videogiochi e violenza armata, tramite un tweet postato dopo l’incontro con il Presidente Trump.

Diamoci un taglio con i videogiochi e la violenza armata – non saremo usati come capro espiatorio.

Il tweet si conclude con il seguente messaggio:

Fare dei videogiochi, o di qualsiasi altra forma di media, un capro espiatorio per rifiutare insistentemente di CONSIDERARE le restrizioni ragionevoli e razionali sulle armi da fuoco che gli americani vogliono e meritano, non inganna nessuno.

Trump, infatti, ha fatto marcia indietro sull’opportunità di regolamentare la vendita delle armi da fuoco dopo un incontro con l’NRA e potrebbe essere appoggiato nella sua lotta anti videogiochi da alcuni critici. Ad esempio Brent Bozell, presidente del Consiglio di ricerca sui media, ha dichiarato nella sua linea fortemente anti-videogiochi:

Penso che sia (il Presidente) profondamente turbato da alcune delle cose che puoi vedere in questi videogiochi, che sono così dannatamente violente, violentemente violente e chiaramente inappropriate per i bambini.

Inoltre, Bozell ha detto al presidente che i giochi dovrebbero essere regolati allo stesso modo del tabacco e dell’alcol (consumabili solamente al compimento dei 21 anni).

Consentendomi di esporre un mio parere personale a fine articolo, voglio riflettere sull’ultima affermazione posta da Bozell.

Ciò che è stato da lui dichiarato denota una profonda ignoranza e un rifiuto a comprendere il medium di cui sta discutendo. Il solo ignorare la presenza di molti videogiochi validi per ogni fascia d’età, mi fa supporre che dell’argomento di cui è capo e di cui dovrebbe essere il primo interessato, in realtà, ne sappia davvero troppo poco.

Politiche del genere potrebbero tagliare le gambe a un’industria che frutta miliardi all’anno e che da sfogo alla creatività di molti addetti ai lavori, solamente per non toccare le politiche pro-armi americane.

Sono totalmente d’accordo con l’International Game Developers Association, che denuncia un accanimento per delle ipotesi scientificamente non provate e sterili.

L’adozione di PEGI e di altre forme di indicazione all’acquisto è un buon modo per avvertire il consumatore su ciò che andrà ad acquistare e a quale fascia d’età tale prodotto è rivolto. Tutta questa ossessione per il “salvataggio i bambini” mi sembra un modo abbastanza goffo per lavarsi le mani sulle problematiche reali del proprio paese.

Se il ragazzoche ha attuato la strage nella propria scuola non avesse avuto i videogiochi nella sua vita, siamo così sicuri che non avrebbe compiuto ciò che ha poi effettivamente fatto?

E se non avesse avuto la possibilità di acquistare una pistola? Magari avrebbe provato lo stesso a lesionare coloro che lo circondavano, ma la strage avrebbe avuto gli stessi numeri di vittime e feriti?

Questo tipo di politica, attuato solamente per colpevolizzare qualcosa d’esterno alla politica stessa, mi ha alquanto stufata, come mi hanno stufato coloro che, senza studi scientifici e prove in mano, affermano di come i media (e nel nostro caso i videogiochi) possano plasmare in negativo le menti dei nostri poveri bambini.

Concludo lasciandovi con la lettura di un articolo su uno studio scientifico sull’argomento.

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Nata a Torino nel 1994, si appassiona sin da bambina ai videogiochi. Non possedendo alcuna console, la Sofia di cinque anni si destreggiava tra i cabinati in sale giochi del suo paese e il computer della sua vicina di casa e eterna amica, con cui ha condiviso tutti i titoli più memorabili della sua infanzia. I videogiochi rimangono la sua passione e spera che, un giorno, possano diventare anche il suo lavoro.

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