La Nazione Cree non approva la trasposizione su Civilization VI

A detta del leader Cree, la rappresentazione non rispetterebbe la storia del popolo.

All’inizio della settimana è stato introdotto un nuovo leader storico nel gioco, oltre al DLC Rise of the Fall che arricchisce maggiormente l’apprezzatissimo Civilization VI.

Il nuovo leader a presentarsi sulle mappe digitali è il Cree Poundmaker (Pîhtokahanapiwiyin); ma pare che tale trasposizione non sia piaciuta all’odierno leader dei Cree, iniziali abitanti del Canda prima della colonizzazione Europea.

Milton Tootoosis, capo della Cree Nation, ha parlato ai microfoni della CBC Radio e ha affermato che:

Il gioco perpetua questo mito che le Prime Nazioni avevano valori simili a quelli della cultura coloniale, e che uno di questi sia quello di conquistare altri popoli per impossessarsi delle loro terre. Questo non è assolutamente in armonia con le nostre tradizioni e con la nostra visione del  mondo.

Infatti, come sapranno i fan della saga, uno dei modi per vincere a Civilization è conquistare i territori stranieri, diventando l’unica forza del mondo; naturalmente esistono altri tipi di vittoria per coloro che la guerra non possono proprio concepirla nemmeno per gioco, come la vittoria culturale, la scientifica, la diplomatica, ecc…

Il leader scelto da 2K Games, Poundmaker, visse nel XIX secolo e cercò di negoziare in maniera pacifica accordi tra i Cree e i coloni canadesi, che soffrivano per la scarsità della loro principale fonte di cibo: i bisonti; infatti, la caccia eccessiva di tali animali da parte dei “nuovi arrivati”, aveva portato quasi all’estinzione degli animali.

Poundmaker, pur mantenendo la pace, fu condannato per aver cercato di coinvolgere le autorità canadesi al dialogo. Morì poco tempo dopo la sua scarcerazione.

Secondo il nuovo rappresentante Cree, Tootoosis, lo sbaglio di 2K Games è stato quello di non aver contattato nessun rappresentante Cree nello sviluppo della nuova civiltà:

“Questa situazione non è nuova”

ha dichiarato Tootoosis

“Hollywood ha rappresentato gli indigeni in un certo modo per interi decenni, e questa cosa è stata molto dannosa”

 

 

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Nata a Torino nel 1994, si appassiona sin da bambina ai videogiochi. Non possedendo alcuna console, la Sofia di cinque anni si destreggiava tra i cabinati in sale giochi del suo paese e il computer della sua vicina di casa e eterna amica, con cui ha condiviso tutti i titoli più memorabili della sua infanzia. I videogiochi rimangono la sua passione e spera che, un giorno, possano diventare anche il suo lavoro.

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