Microtransazioni: torniamo a parlarne…

A sollevare un nuovo polverone nel campo delle microtransazioni è Mat Piscatella, ex dirigente di Warner Bros. e Activision, attualmente analista per NPD.

Questa volta la discussione riguarda l’inserimento delle microtransazioni nei videogiochi: è da attibuire ai publisher o agli sviluppatori?

Da quanto si sente dire solitamente, l’aggiunta delle microtransizioni e loot boxes all’interno di titoli tripla A viene sempre imputata ai publisher, mentre gli sviluppatori sembrano dover obbedire in silenzio.

Durante un intervista rilasciata a Kotaku, dopo la “pressione” del giornalista sul fatto che gli sviluppatori lavorassero ore e ore per poi vedere la propria creatura criticata dal pubblico per la presenza di microtransazioni al suo interno, Piscatella ha dichiarato: “Alcune delle idee legate alle microtransazioni più aggressive che ho mai sentito vengono direttamente dagli sviluppatori, mentre i rifiuti più solidi sulle loro integrazioni venivano dai publisher. Quest’idea del publisher grosso e cattivo e degli sviluppatori vittime è, nella mia esperienza, un mito.”

La posizione di Piscatella è chiara: la colpa non si può addebitare solo ad una parte, ma va ben soppesata in base alla situazione.

In seguito ha aggiunto che tale situazione, però, non è la norma e ci sono molti casi differenti in giro, spiegando che, in generale, l’idea di aggiungere le microtransazioni in un titolo non viene mai solo dai publisher, ma da chiunque abbia desideri di guadagno.

La fine della storia è sempre quella: tutto gira attorno al mero guadagno, dato che, alla fine, sia publisher sia sviluppatori sono umani e vorrebbero vedere il loro lavoro fruttare il più possibile.

Le microtransazioni per alcuni sono il male, mentre per altri sono solo un semplice metodo di guadagno.

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Cresciuta a videogame e sport, ma anche fumetti, manga e tanto altro di nerd. Spero di potervi trasmettere la mia immensa passione per questa splendida forma d'arte qual è il videogioco, che ci unisce tutti.

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