L’Ombra della Guerra: la “Guerra delle Ombre” delle microtransazioni

Come già vi sarà capitato di vedere nel web, è scoppiata una grandissima polemica in merito le microtransazioni presenti nel gioco che sembrerebbe diventino necessarie nell’ultimo capitolo.

Alcuni utenti che hanno giocato a Shadow of War sostengono che la fase conclusiva del gioco è stata volutamente allungata affinché il videogiocatore, per evitare la costante ripetitività nell’ottenere le risorse necessarie, ricorra alla carta di credito per ottenere più velocemente i materiali richiesti. La polemica è diventa ancora più accesa se pensiamo che nella versione Beta tale sistema di microtransazioni non era stato inserito.

La questione verte sulla sezione del gioco chiamata La Guerra delle Ombre che viene considerata una parte dell’End Game, ovvero “cose da fare dopo aver raggiunto la fine del gioco”. Durante il completamento di questa sezione del gioco, potremo percepire quale sarà la situazione politica che troveremmo leggendo il libro di Tolkien Il Signore degli Anelli: la Compagnia dell’Anello. A causa della natura della missione non spoileremo come essa si concluderà per questioni decisamente ovvie. La polemica nasce dal fatto che in tale missione viene richiesto un quantitativo di materiali che risulta essere difficile da ottenere giocando “normalmente”, costringendo l’utente a ricorrere alla carta di credito per abbreviare il processo di raccolta di tali materiali.

Il team di sviluppo ha prontamente dichiarato di aver bilanciato il videogioco senza tener conto delle microtransazioni e che la campagna principale può essere tranquillamente completata senza completare necessariamente La Guerra delle Ombre, spiegando a coloro che desiderano affrontare la missione senza dover ricorrere alla carta di credito che sarà necessario potenziare il sistema Nemesis e l’esercito per poter sbloccare tutti i contenuti del gioco.

Ciò che fa storcere il naso all’utenza è che la differenza tra gli acquisti in app e giocare senza questi vantaggi sono ben 50 ore extra di farming che si possono tradurre facilmente in una grande noia causata dalla estrema ripetitività necessaria per poter reperire i materiali necessari al completamento della missione La Guerra delle Ombre.

Non sappiamo se il team di sviluppo apporterà modifiche in merito alle microtransazioni riguardo alla questione o se verrà deciso di portare cambiamenti inerenti a questa parte del gioco. Sta di fatto che ultimamente la comunità è decisamente sensibile alla questione microtransazioni e alla sempre più frequente presenza del sistema di lootbox a pagamento per ottenere equipaggiamento migliore e una serie di agevolazioni in gioco. Come non dare torto a tutti gli utenti che hanno sborsato al Day-One una cifra decisamente importante per l’acquisto del videogioco e poi si ritrovano costretti a spendere ulteriori soldi per evidenti meccaniche “Pay to Win”?

Non solo la recente bufera delle microtransazioni ha colpito l’ultimo capitolo di Assassin’s Creed, che ha poi visto il game director del titolo smentire la presenza di valute reali nel gioco, ma anche Star Wars Battlefront II: sembrerebbe che il titolo di EA sia stato volutamente “rallentato” nel sistema di progressione del giocatore a tal punto che esso sia costretto a ricorrere all’acquisto di Lootboxes grazie alle quali sarà possibile ottenere armi più potenti e potenziamenti vari che avranno un ovvio impatto sul videogioco, rendendolo per l’appunto una sorta di “Pay to Win“. Tale meccanica è evidente e “giustificata” nei giochi free to play, ma purtroppo Star Wars Battlefront II non è affatto free to play. Anche in questo caso, non sappiamo se DICE e EA vorranno apportare cambiamenti in merito alle microtransazioni prima del 17 novembre o desiderano condannare il titolo ancora prima della sua uscita.

Il sistema di Microtransazioni non deve essere considerato “il male assoluto” per il videogiocatore, ma deve permettere a colui che non può o non vuole spendere altri soldi per un videogioco, di poter fare le stesse cose che un utente che paga dei soldi extra fa. Un esempio di microtransazione “benevola” sono le cavalcature e mascotte ottenibili in World of Warcraft che non impattano minimamente sul videogioco, per quanto possano scatenare l’invidia dei videogiocatori che non hanno speso 25 euro per una cavalcatura o 15 per una mascotte, così come non c’è nessun impatto sulle Lootbox di Overwatch che contengono oggetti considerati vanity che non portano a nessun vantaggio.

Commenti

commenti

Nato a Maratea nel lontano 1989, il nostro caro Dexios ha intrapreso la carriera da Pc Gamer da quando aveva soli 4 anni davanti al 386 del padre con un gioco veramente tranquillo: DooM. Da allora non ha mai smesso di giocare e di coltivare la sua passione per i videogiochi e l’informatica (pensate, è diventato anche Analista dei miei c…oglioni programmatore). Scrivere per una rivista di videogiochi è sempre stato il suo sogno nel cassetto e ora finalmente il suo sogno è divenuto realtà… come la scimmia a tre teste… giusto?

Leave a Reply